Marò ultime novità, no alla legge antiterrorismo

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Marò“Assurda e allucinante”: così il premier Matteo Renzi, parlando oggi al Senato, ha definito la vicenda che da due anni tiene bloccati in India i due marò italiani Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. “Ieri arrivato a Palazzo Chigi ho scelto di fare alcune telefonate simboliche. E ho scelto di chiamare i due marò che da troppo tempo sono bloccati a Nuova Delhi da un’assurda e allucinante vicenda per la quale garantisco il mio personale impegno e quello del governo”, ha detto il premier. Una precisazione che giunge nel giorno del ventisettesimo rinvio della magistratura indiana sul caso, anche se stavolta è arrivata la rinuncia indiana al ricorso al “Sua Act”, la legge antipirateria del 2002, che secondo la difesa sarebbe equivalso a considerare l’Italia uno Stato terrorista.

Nuovo rinvio. Era grande l’attesa per l’udienza di questo pomeriggio (le 9.30 in Italia) a Nuova Delhi che si è aperta con la consegna alla Corte dell’affidavit con cui il ministero della Giustizia ha riconosciuto l’inapplicabilità del “Sua Act”, che prevede anche la pena capitale, al caso dei due fucilieri accusati della morte di due pescatori indiani uccisi al largo del Kerala nel febbraio 2012, chiedendo nel contempo che a formulare i capi d’accusa sia la Nia, la National Investigative Agency, l’unità antiterrorismo della polizia. Una richiesta osteggiata dall’avvocato dei marò, Mukul Rohatgi, per il quale è “impossibile” attribuire la giurisdizione a una polizia antiterrorismo fuori dal quadro della legge antipirateria. A quel punto il giudice ha chiesto alla difesa di presentare entro una settimana le motivazioni del suo rifiuto di un coinvolgimento della Nia e da quel momento l’accusa avrà un’ulteriore settimana per mettere a punto la sua linea su cui si pronuncerà la Corte Suprema, stavolta composta da tre giudici.

Le tappe della storia. Tra crisi diplomatiche, battaglie legali e rinvii da parte della magistratura indiana, la vicenda dei due marò sembra non avere mai fine. Queste le tappe principali della storia. Il 16 febbraio 2012 i due fucilieri di Marina, imbarcati sulla petroliera “Enrica Lexie”, aprono il fuoco e uccidono due pescatori scambiati per pirati. Il 19 febbraio i marò scendono dalla nave, tornata nel frattempo indietro, e sono fermati con l’accusa di omicidio. Il 22 febbraio prende avvio la querelle giudiziaria: da una parte New Delhi che annuncia che vuole applicare le leggi indiane, dall’altra l’Italia per la quale va applicato il diritto internazionale. Il 30 maggio l’India concede la libertà su cauzione a Girone e Latorre, che vengono trasferiti all’ambasciata italiana a New Delhi. Il 20 dicembre l’Alta Corte del Kerala accorda ai marò il permesso di rientrare in patria per due settimane. Un mese dopo, gennaio 2013, la Corte Suprema indiana dispone l’istituzione di un Tribunale speciale. A marzo l’Italia fa sapere che non farà tornare in India i marò, rimpatriati per un secondo permesso, così da poter votare alle elezioni. New Delhi reagisce limitando i movimenti dell’ambasciatore italiano. Girone e Latorre ripartono per l’India, mentre il ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, si dimette. Porta la data del 1° aprile le decisione del governo indiano di affidare nuove indagini alla Nia. La vicenda fa segnare altre tappe importanti nel 2014, il 20 gennaio, quando la Corte Suprema chiede al governo indiano di presentare le accuse entro il 3 febbraio, giorno in cui viene deciso un nuovo rinvio. Il 10 febbraio in udienza l’accusa insiste per il ricorso al “Sua Act”, respinto invece dalla difesa. Si va, quindi, al giorno 18. Nel frattempo l’Italia riceve la solidarietà dell’Ue, della Nato e, dopo una rettifica dello stesso segretario generale Ban Ki-moon, anche dell’Onu. Il 18 febbraio scatta l’ennesimo rinvio da parte della Corte Suprema indiana, che aggiorna l’udienza al 24, in attesa di ascoltare il parere del suo governo. L’Italia richiama l’ambasciatore a New Delhi e convoca alla Farnesina quello indiano a Roma. Si arriva così al 24 febbraio: il governo indiano comunica alla Corte suprema la rinuncia a incriminare Girone e Latorre sulla base del “Sua Act”, la legge antipirateria che prevede anche la pena di morte.

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