La dura vita delle italiane, lavorare il doppio guadagnare la metà

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lavoro donnaSiamo grate all’Istat per aver messo nero su bianco l’amara verità, ma grazie, la sapevamo già. Abbiamo ben chiaro da sempre che noi donne lavoriamo il doppio per avere la metà, in una trappola elicoidale in cui gli sforzi compiuti e il reddito riconosciuto sono purtroppo inversamente proporzionali.
La forza lavoro femminile non deve combattere solo contro il celeberrimo soffitto di cristallo, ma anche contro un sistema di welfare che non è in grado di sostenere la componente femminile della società.
È inutile qui rimarcare la cronica carenza di asili nido, di politiche a misura di famiglia, di investimenti che possano facilitare il fragile connubio tra lavoro e figli. Peccato che nel novembre scorso proprio l’Ocse aveva certificato che l’Italia è il Paese nel quale il numero di ore di lavoro delle donne supera in misura maggiore quello degli uomini. Ogni settimana infatti le donne italiane affrontano 22 ore di lavoro retribuito fuori casa, e 35 ore di lavoro gratuito fra le mura domestiche.
Gli uomini lavorano in media 11 ore in meno, tra lavoro dentro e fuori di casa. In 22 dei 28 Paesi considerati dall’indagine dell’Ocse le donne lavorano di più, a causa della quota maggiore di lavoro domestico che si sobbarcano.
Forti appaiono le differenze di genere nella dotazione di capitale umano” sottolinea impietosa l’Istat. E se già non è bello né confortante che si dica che “valiamo la metà”, vorremmo sommessamente suggerire che anche così si apre una voragine (altro che gap!) sul concetto stesso di valore. Cosa vuol dire valere di meno o di più di qualcuno? E, soprattutto, perché dovremmo lasciarci misurare in termini di “capitale umano”? Se un cittadino italiano, maschio, “vale” 340mila euro, in termini di capacità produttiva e di generare reddito, prima o dopo qualcuno dirà che ci sono degli standard da mantenere e chi non è in grado di produrre fino a quel livello, beh, è un parassita. Perché il gioco si sconta sul filo di quanto vale una persona. Non tutte le nostre attività generano reddito, e non si può misurare una società sulla base di questo.
“Uno stock di capitale umano” evoca magazzini affollati di scaffalature colme di esseri umani pronti ad essere impiegati o rottamati. Figuriamoci quando si fa riferimento alla compagine lavorativa non maschile… A leggere questi dati, il pensiero va al fortunato slogan di una nota azienda cosmetica che fa dire alle donne “perché io valgo!”. Da oggi sappiamo anche quanto.

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