India verso il voto

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Di Umberto Siro

Per le elezioni indiane, che si svolgeranno a maggio, i sondaggi certificano la sconfitta del Partito del Congresso, da 10 anni alla guida del governo federale, travolto dagli scandali per corruzione degli ultimi tempi. Difficilmente questa previsione potrà essere smentita, considerata soprattutto la situazione attuale dell’India e la pesantissima crisi in cui versa la terza economia asiatica, che registra un’alta inflazione, un allargamento della povertà e un’insufficiente crescita dei posti di lavoro.

La testimonianza di padre Torriani. Di recente, padre Piero Gheddo ha commentato così sul suo blog un articolo di padre Carlo Torriani, missionario del Pime in India dal 1969 e cittadino indiano: “Se nelle prossime elezioni politiche nazionali il partito religioso indù (il Bjp) conquista il potere in tutta l’India, gli attacchi alle chiese e istituzioni cristiane potrebbero peggiorare”. Il Bharatiya janata party (Bjp), tradizionale oppositore del Congress party, ha scelto come candidato Narendra Modi, primo ministro per tre volte successive dello stato del Gujarat. Ha scritto padre Torriani: “Narendra Modi è accusato di non aver fatto abbastanza, come primo ministro del Gujarat, per controllare la violenza che nel 2002 ha provocato la morte di 2000 persone in maggioranza musulmani. (…) Sentendosi sicuro dell’elettorato indù, cerca di avvicinare gli altri gruppi religiosi. Dopo il suo viaggio nel nordest, in una delle zone più cristianizzate dell’India, si è recato in Kerala, dove è stato ricevuto da due arcivescovi della chiesa ortodossa Malankara. Parlando ai giornalisti dopo l’incontro, il metropolita Mar Athanasios, che in precedenza era stato a capo della diocesi di Ahmedabad, capoluogo del Gujarat, ha lodato le iniziative di sviluppo di Modi nel Gujarat. Ha poi aggiunto che “sarebbe ben contento se Modi diventasse primo ministro”. Di parere opposto, l’opinione riportata da padre Torriani del padre gesuita Cedric Prakash, che vive ad Ahmedabad: “Non appoggio nessun particolare partito, ma sono contrario a quei politici che sono corrotti, settari, di casta e soprattutto se criminalizzano la società. Pensando a Modi sono preso da paura ed ansietà. Modi ha introdotto una legge contro le conversioni. Ha fatto ben poco per spegnere i disordini del 2002 e non ha mai chiesto scusa per i 2000 morti che ci sono stati.”

La posizione dei vescovi cattolici. “La Chiesa cattolica si augura vivamente che le elezioni generali diano al paese leader che comprendano le ansie della gente e rispondano alle loro esigenze”, dice in esordio la Lettera pastorale dei vescovi cattolici sulle elezioni, diffusa dall’Agenzia Fides, firmata dal cardinale Osvald Gracias, presidente della Conferenza episcopale. Il testo invita i politici a “sostenere il carattere laico della nostra nazione e promuovere l’armonia comune e uno spirito di dialogo e comprensione interreligioso”. I vescovi ribadiscono che “la Chiesa cattolica non si identifica con nessun partito politico”, e che “invita ogni cittadino idoneo a esercitare il suo diritto e dovere di votare e di farlo con prudenza, attenzione e giudizio”. Ogni voto conta, spiegano i presuli, in un tempo di “profonda trasformazione della società indiana”, che ha visto “un enorme sviluppo nei settori della comunicazione, infrastrutture, servizi pubblici, e della globalizzazione, che ha influenzato ogni aspetto della nostra vita”. In tale contesto, mette in guardia il messaggio, “l’etica sta perdendo il primato come principio guida per la società” e “Dio viene lentamente spinto verso la periferia”.

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