Eutanasia ai minori non spacciatela per necessità “etica”

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Bambino ospedaleDi Paola Ricci Sindoni

Basta interrogare la storia del vecchio Continente, per sperare che i suoi catastrofici fallimenti – la fine dell’Impero romano, il crollo delle grandi monarchie medievali, il cumulo di morti di due guerre mondiali – possano portare impresso il debole segno di una ripresa. Occorre però conservare il peso dello sdegno e della denuncia, attivando gli strumenti di un’etica della resistenza, che non si fermi a denunciare lo scandalo, ma si impegni ad indicare le possibilità del riscatto.

Che le forme dell’umanesimo occidentale, nutrito dalle radici ebraica e cristiana, continuino a sciogliersi nelle trame distorte dell’umano, è sotto gli occhi di tutti. Non ci si accorge nemmeno più che quando si colpiscono i bambini, che come i vecchi rappresentano la fascia più fragile della catena generazionale, si è già dentro la desertificazione e il buio con tutto il loro carico di angoscia e di disperazione. Si dirà, riguardo alla legge belga sull’eutanasia sui bambini, che qui si tratta di malati terminali, di necessità “etica” di interrompere le loro sofferenze, di liberare i genitori dall’insostenibile attesa… Dimenticando però che sul letto del piccolo infermo c’è sempre un medico, chiamato a curare, a ridurre le sofferenze con le opportune terapie, e non certo un freddo esecutore della volontà del piccolo che – si dice- si consulta con mamma e papà prima di decidere il grande passo.
Si è qui di fronte ad una scena agghiacciante che ripugna al senso comune… oppure all’elogio dell’autodeterminazione dell’individuo?
È infatti questo il paradosso: la legge belga, che viene proposta come il segnale della libertà del soggetto, finisce per scaricare i suoi effetti mortiferi sui minori (perché – se no – si chiamano così?), bisognosi di sostegno e di affetto e non certo di istigazione al desiderio di morte.
C’è da interrogarsi anche sulle reali possibilità – in quei frangenti – di formulare un giusto consenso sia da parte dei genitori, che del bambino. Quando i processi empatici diventano così inestricabili, come non pensare che il sentimento di reciproca protezione non finisca per “condannare” il più debole?
Sembra al contrario più confortante affidarsi ai progressi della scienza sulle terapie del dolore e le cure palliative, che se non guariscono, ottengono l’effetto di mitigare le sofferenze inutili.
Lo scandalo del male fisico non ci induca a dimenticare mai che la sofferenza degli innocenti non si risolve con la violenza della morte anticipata, ma con i mezzi umani della vicinanza e dell’amore, che nessuna legge potrà mai promuovere o impedire.

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