Nella diocesi di Carpi ventre a terra per riaprire le chiese

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Di Francesco Rossi
Guarda avanti l’Emilia, con realismo e buona volontà. C’è del realismo nel riconoscere che dal terremoto non si può uscire in breve tempo, ma vi è pure la volontà di “lasciarlo alle spalle e ricordare un domani solo la solidarietà e la fraternità che quest’evento ha generato”, ricorda don Antonio Dotti, parroco a Limidi, nella diocesi di Carpi al confine con quella di Modena. Ora l’emergenza è l’alluvione (la comunità di Limidi è impegnata ad aiutare i vicini di Bomporto colpiti dall’esondazione del Secchia), ma non si può dimenticare quanto l’Emilia e il Mantovano siano stati già duramente messi alla prova dal terremoto del 2012. Fermandosi solo ai beni ecclesiastici, nella diocesi di Carpi sono 3 le chiese rimaste indenni (più una riaperta dopo poco). Le altre 42, invece, sono state colpite in misura più o meno grave: tra queste, il duomo di Carpi e quello di Mirandola. Danneggiate pure 17 canoniche (su 29), 6 scuole dell’infanzia, 3 oratori, 3 teatri, 5 cappelle votive, nonché il seminario, il museo diocesano e il palazzo vescovile.
Finanziate le chiese. Si dichiara “ottimista circa il percorso di ricostruzione avviato” Marco Soglia, l’ingegnere che cura la ricostruzione per la diocesi di Carpi. Anche se finora solo due chiese hanno riaperto i battenti e altre due (Limidi e San Bernardino da Siena) riapriranno entro marzo. “Nel dicembre 2012 – spiega – è stato fatto un bando per la riapertura al culto delle chiese meno danneggiate: per la diocesi di Carpi ve n’erano 11, su sette delle quali sono partiti i lavori, mentre per le altre si è in attesa dell’approvazione dei progetti”. In questi mesi, invece, è in corso la presentazione in Regione dei progetti preliminari per gli altri luoghi di culto: serviranno quindi due mesi per l’approvazione della sovrintendenza, dopodiché si passa al progetto esecutivo e, dopo un nuovo ok, potranno partire gli appalti. Tempi, d’altra parte, necessari per i controlli, dal momento che i lavori di ricostruzione sono finanziati al 100%. “A oggi – precisa Soglia – hanno ammesso al finanziamento tutti i beni per i quali avevamo presentato la richiesta. Tale formula prevede lo stanziamento di fondi statali e regionali su tre annualità”. Da qui viene l’ottimismo dell’ingegnere, almeno per i primi due anni che sembrano sicuri; “chissà – invece – se ci saranno i fondi per la terza rata”. Già, perché se non ci fosse quest’aiuto una diocesi “piccola” come Carpi non potrebbe certo affrontare i costi milionari della ricostruzione. Tornate nelle loro chiese, tra qualche anno, le comunità parrocchiali dovranno comunque rimboccarsi le maniche per gli arredi e tutte le opere mobili.
Finite le messe in sicurezza. Nel frattempo sono finiti i lavori per la messa in sicurezza di tutte le chiese carpigiane, mentre le celebrazioni e le attività parrocchiali si tengono in strutture provvisorie: ci sono i 6 centri di comunità donati dalla Caritas italiana, tre chiesette in legno (a Concordia, Novi e Rovereto), quattro moduli prefabbricati che erano stati usati dai cantieri dell’alta velocità – e che la diocesi ha comprato -, nonché una struttura, a san Giacomo Roncole, donata dalla Caritas lombarda. “Durante la messa in sicurezza – ricorda Soglia – sono state fatte anche alcune opere edili e pezzi di copertura”. Ovvero, queste strutture – benché ancora inagibili – oltre a non essere più pericolanti hanno quegli accorgimenti minimi per evitare che, con il passare del tempo e le intemperie, la situazione peggiori e i costi di ripristino lievitino. Anche questo è un tassello importante verso la ricostruzione.
L’impegno dei Vigili del fuoco per la ricostruzione. Girando per i cantieri, nei mesi scorsi, si trovavano spesso i Vigili del fuoco. “La loro opera è stata importantissima”, puntualizza il responsabile diocesano per la ricostruzione. Il loro impegno nei lavori di messa in sicurezza è una “novità” della diocesi di Carpi, iniziato per il duomo di Mirandola poiché “nessuna impresa era disponibile a entrare”. Così, con il casco e la divisa, è toccato ai pompieri – giunti da ogni parte d’Italia – improvvisarsi pure carpentieri e intervenire. Con lo stesso spirito con cui si erano messi all’opera nei giorni del sisma, lavorando senza sosta giorno dopo giorno. Anche loro impegnati nella ricostruzione dell’Emilia.

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