Festa della luce: scopriamo insieme la “Candelora” (2 febbraio) presentazione di Gesù al Tempio

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Padre Gabriele

DIOCESI – La Chiesa celebra nel cuore dell’inverno la festa detta della Presentazione di Gesù al tempio, ma la festa è popolarmente più conosciuta come: la Candelora. Questa festa, come altre nella liturgia romana, ha un’origine pagana. Il mese di Febbraio era l’ultimo del calendario romano, quello che chiudeva l’anno: la parola “Februarius” (derivante da “februa”) significava “purificazione”.

Nel quindicesimo giorno di Februarius venivano inaugurati i Lupercalia, cioè le festività in onore del dio Luperco, il quale, secondo la tradizione, sorvegliava le greggi e le proteggeva dall’assalto dei lupi. Il culto del dio Luperco era ritenuto molto importante ed i suoi sacerdoti, godevano di grande prestigio. Durante i cosiddetti Lupercalia i sacerdoti, definiti “Luperci” (scacciatori dei lupi), sacrificavano delle pecore in una grotta ai piedi del Palatino dove, secondo tradizione, la lupa avrebbe allattato Romolo e Remo. Poi, con una spada insanguinata del sangue di pecora toccavano la fronte di due ragazzi di origina patrizia, che detergevano subito dopo con un panno di lana, imbevuto di latte. Quindi i due ragazzi dovevano indossare le pelli degli animali sacrificati; con la medesima pelle venivano realizzate delle strisce (dette februa) con le quali, correndo attorno alle pendici del Palatino, dovevano percuotere chiunque incontrassero, in particolare le donne, che si offrivano volontariamente ad essere sferzate per purificarsi e così ottenere la fecondità. Tutta la comunità, così facendo, si purificava e si preparava ad accogliere la primavera ed i suoi frutti.

La Candelora, il giorno della celebrazione della luce, il segno del passaggio dal buio invernale alla vittoria della vita con la primavera è dunque una festa antichissima. Nelle diverse tradizioni pagane e, successivamente, in quella cristiana, la simbologia della sconfitta delle tenebre da parte della luce è il filo rosso che unisce epoche e aree geografiche diverse.
Fu papa Gelasio I nel V secolo d.C., ottenuto il permesso dal senato di Roma, a “sostituire i lupercalia” con la festa delle candele, mantenendone il significato di rito purificativo, dedicandolo però alla Vergine Maria. Il nome quindi venne cambiato in “Festa delle Candele” (Candelora), in quanto considerate queste come simbolo di purificazione.
La festa della Candelora è stata importata dall’oriente. Nel IV secolo d.C. la pellegrina in Terra Santa Egeria ci attesta la presenza di questo uso a Gerusalemme, dopo il quarantesimo giorno dalla nascita di Gesù. Infatti la Presentazione del Signore al Tempio, ricordata in questa circostanza, è la festa di Cristo, luce delle genti, e dell’incontro del Messia con il suo popolo nel tempio di Gerusalemme. Il gesto di obbedienza alla legge e di offerta a Dio, compiuto da Maria e Giuseppe, che portano il bambino Gesù per offrirlo al Signore, invita ogni battezzato a vivere la sua fede, a sottomettersi alla legge del Signore con spirito di obbedienza e offerta della propria vita, a divenire con Cristo luce del mondo. Il vecchio Simeone (che letteralmente vuol dire “Esaudimento”) e l’anziana profetessa Anna attendono Gesù nel tempio di Gerusalemme, lì ci sarà la proclamazione della sua divinità e della sua missione redentrice. Il vegliardo Simeone rappresenta l’esempio dell’uomo credente aperto all’intervento di Dio e alla sua azione, l’uomo che vive un’attesa fiduciosa e piena di speranza. Prendendolo tra le braccia, Simeone, proclama Gesù Luce di tutte le genti e gloria del popolo d’Israele. Le parole del santo vegliardo invitano a riflettere sull’importanza di Cristo, Luce che illumina l’uomo e il suo agire nella storia. Da Cristo e per Cristo fluisce la luce che purifica e giuda alla verità, e invita il credente ad andare oltre, la luce invita alla conversione e alla proclamazione della nuova e buona novella che è il Vangelo e la stessa persona di Gesù.
La candela, ricevuta in questa circostanza, è il segno più eloquente di ciò che siamo e ciò a cui siamo chiamati, cioè a trasformare la nostra esistenza in luce, a passare dalle tenebre (simbolo del male e del peccato) alla luce di Cristo, essa con la sua forza-bellezza salverà l’uomo, lo condurrà sulla via del bene, allargherà i suoi stretti orizzonti, lo spoglierà dei suoi egoismi e lo vestirà di verità e bellezza. La candela dunque non soprattutto come oggetto “sacro” da tenere in casa in forma di protezione (tantomeno con un senso superstizioso!), ma come segno di fede e richiamo a quel cammino battesimale di conversione che tutti dobbiamo percorrere nella vita, richiamo a quando, nel nostro Battesimo, la Chiesa ci ha consegnato (tramite genitori e padrini) una candela accesa dicendo: “ricevete la luce di Cristo”, “A voi, genitori, e a voi, padrino e madrina, è affidato questo segno pasquale, fiamma che sempre dovete alimentare. Abbiate cura che il vostro bambino, illuminato da Cristo, viva sempre come figlio della luce; e perseverando nella fede, vada incontro al Signore che viene, con tutti i santi, nel regno dei cieli”.

 

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