L’arte: una finestra per raggiungere Dio

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fotoL’Italia da sola detiene il 60% dei beni artistici a livello mondiale. Eppure è uno dei Paesi più piccoli dal punto di vista geografico. Quale fattore ha permesso una così grande proliferazione artistica? Forse lo sviluppo dell’arte ha a che vedere con la tradizione religiosa dell’Italia? C’entra qualcosa l’umanesimo cristiano?

Per cercare di rispondere a questa ed ad altre domande sul tema, la nostra testata, in collaborazione con l’Ufficio Diocesano per la Cultura e la libreria “La Bibliofila”, ha organizzato un incontro per presentare il libro “Symbolum. Percorsi e approfondimenti sul Catechismo della Chiesa Cattolica” scritto dalla professoressa Maria Rosa Poggio e edito dalla Libreria Editrice Vaticana (LEV).

Venerdì 31 gennaio alle ore 21.15, presso l’Auditorium Comunale “G. Tebaldini”, l’autrice illustrerà ragioni, contenuto e finalità del volume in oggetto, proponendo una riflessione sulla fede e sull’arte e rispondendo all’interrogativo: “Perché il cristianesimo è così favorevole allo sviluppo dell’arte?”.

Il cristianesimo, a differenza degli altri monoteismi, che concepiscono il divino come totalmente altro, crede nel mistero dell’incarnazione: il Verbo di Dio, come ci ricorda l’evangelista Giovanni nel suo prologo, si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi (cfr. Gv 1,14).

Romano Penna, uno dei più importanti esegeti italiani, ha messo bene in evidenza come, nell’originale testo greco, “verbo” e “carne” siano vicini: sarebbe dunque più corretto tradurre “Il verbo-carne si fece”. Lo studioso non manca di notare come le parole “verbo” (Logos in greco) e “carne” (sarx) non siano mai vicine in tutta la letteratura precristiana. Ci troviamo quindi davanti a qualcosa di totalmente nuovo. Se il divino dunque ha preso la forma dell’umano, ecco che il cristianesimo può fare quello che per gli altri monoteismi non è consentito: può rappresentare Dio attraverso un’immagine.

Il tema dell’immagine attraversa tutta la Bibbia, partendo già dal primo capitolo: l’uomo e la donna sono creati ad immagine e somiglianza di Dio (Gn 1,26). Venendo al Nuovo Testamento, Paolo proclama che Cristo è immagine del Dio invisibile riallacciandosi così alle parole del Gesù di Giovanni che dice: “Chi vede me vede il Padre”. L’immagine di Cristo ci conduce al Padre. E il tema del Cristo-Sacramento che ci mostra il Padre ci introduce in quella che possiamo chiamare la dimensione sacramentale dell’arte sacra.

Un’opera d’arte di carattere religioso ci rimanda sempre a qualcosa di più profondo. Quei colori, quella tecnica che l’artista ha adoperato stanno lì a dire qualcosa che va oltre ciò che si vede. Solo per fare un esempio, si può pensare ai classici colori con i quali è rappresentata la tunica di Gesù: rosso e blu. Rosso come il sangue, per ricordarci che egli è vero uomo e blu come il cielo per indicarci che egli è vero Dio. È questo back-ground teologico che ha reso possibile lo straordinario sviluppo delle arti figurative in tutti quei luoghi, e particolarmente in Italia, dove il cristianesimo si è diffuso, dando vita a quelle straordinarie opere d’arte che oggi tutti, credenti e non credenti, possiamo ammirare.

Pensiamo che oggi l’arte possa svolgere il ruolo che in passato ha svolto la natura, ammirando la quale molti uomini si sono chiesti chi avesse potuto darle vita. L’uomo contemporaneo, davanti ad una tela di Caravaggio o ad un dipinto di Michelangelo si può domandare: Chi ha ispirato tanta bellezza? Ecco perché si può intendere “l’arte come finestra per raggiungere Dio”.

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