Rassegna teatrale “Lido del Teatro”: La Sonata a Kreutzer con Alvaro Piccardi

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Lido degli Aranci

GROTTAMMARE – Sabato 1 febbraio, al Teatro delle Energie di Grottammare, alle ore 21.30, “La Sonata a Kreutzer“, con Alvaro Piccardi, secondo appuntamento della Rassegna teatrale “Lido del Teatro”, organizzata dall’Associazione “Lido degli Aranci” e dall’Amministrazione Comunale, con la Direzione Artistica di Stefano Marcucci.

Alvaro Piccardi è una figura anomala nel teatro italiano, in quanto, pur avendo avuto grandi esperienze nel teatro ufficiale, non ha mai smesso di interrogarsi sul senso del fare teatro e sulla necessità di porsi continue domande sulle scoperta o riscoperta delle leggi che lo governano.

Entrato in teatro giovanissimo, accanto a grandi attori come Alida Valli (Giro di vite), Ernesto Calindri (Il cadetto Wislow), Tino Buazzelli (L’uomo, la bestia e la virtù),fu uno dei soci fondatori del Gruppo della Rocca, partecipando, come attore, ai migliori spettacoli del gruppo e debuttando,  in seguito, come regista con “Il concerto” di Renzo Rosso.

Ha diretto, come regista,  “Otello” nella storica messa in scena con Gassman e “Il viaggio di Luciano” con Gigi Proietti. Collabora, con questi ultimi, alla fondazione delle famose Accademie Teatrali come Bottega teatrale e del Laboratorio di arti sceniche di Roma. Inizia quindi un attività di pedagogo che lo porta a dirigere importanti scuole di teatro, progettando e realizzando un percorso di studi che gli permette di entrare in contatto con i grandi maestri della scena europea, che negli anni settanta e ottanta rivoluzionarono il modo di fare e pensare il teatro. E’ convinto della necessità di lavorare per la messa in scena dello spettacolo attraverso metodi di laboratorio. Per i  giovani attori di diverse scuole ha infatti ha organizzato laboratori con i più grandi maestri della scena internazionale: Eimuntas Nekrosius, Steven Berkoff, Marilyn Fried (Actor Studio), Nikolaj Karpov.

Con questo spettacolo, Piccardi torna a recitare per rimettersi in gioco anche come attore, con un lavoro di progressivo scavo e approfondimento sul capolavoro di Tolstoj “La Sonata a Kreutzer”, che gli ha consentito di entrare in contatto con le zone più misteriose e nascoste del lavoro dell’attore, in quella zona di confine misteriosa e affascinante che esiste fra l’attore e l’interprete e che costituisce la sfida più interessante nelle recenti esperienze europee.

LO SPETTACOLO

La sonata a Kreutzer” che vide la luce nel 1889, è certamente la più sofferta e drammatica di tutte le opere di Tolstoj, dopo la svolta spirituale del 1880. Si sono voluti vedere in quest’opera forti elementi autobiografici (in quegli anni effettivamente la moglie di Tolstoj si invaghì di un musicista che frequentava la sua casa), ma la grandezza di Tolstoj sta nell’avere inventato un personaggio, una storia che diventa proiezione potente del tumulto del suo animo e dei suoi sentimenti.

Un uomo ha ucciso la moglie. Viene processato e assolto. La legge dell’epoca riconosce ampie attenuanti per il delitto di gelosia. Ora è libero.

Racconta la sua storia, l’incontro con la moglie, il matrimonio, le ragioni, le sue ragioni del delitto. E’ destinato a raccontare, a rivivere.

Ripercorre il tragitto: le sue idee sul matrimonio, sulla sessualità, sull’amore, la necessità di una delirante teoria della castità come unica possibilità di uscire dal conflitto fra i sessi, a costo dell’estinzione del genere umano. I motivi che lo hanno portato all’omicidio: la nausea del matrimonio, la gelosia nei confronti della moglie, il rapporto di lei con un musicista, la sua infatuazione, l’ebbrezza di lei nel suonare “La sonata a Kreuzer” con il presunto amante, l’odio invece del protagonista nei confronti della musica, sollievo per l’anima ma anche elemento di corruzione dell’anima stessa.

La storia di un’ossessione, l’ossessione della donna, l’incapacità di riconoscere la donna come essere umano, ma solo come oggetto di desiderio. Solo dopo morta il protagonista ammette “Guardai il viso di lei, livido e gonfio, e per la prima volta mi dimenticai di me, dei miei diritti, del mio orgoglio, “…e per la prima volta vidi in lei una creatura umana.”

Solo dopo averle dato la morte appunto…

Uno spettacolo forte, violento, emotivo tratto da un testo ancora oggi vivo e palpitante, in grado di illuminare in modo potente zone inquietanti e scomode della nostra esistenza.

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