Mai ruberebbero un libro ma dalla Rete scaricano di tutto

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page
Di Rino Farda
“I danni per la pirateria ammontano a circa tre miliardi in tre anni, metà per l’utilizzo illegale di contenuti audiovisivi e metà di software. Sono a rischio in tre anni 20mila posti di lavoro”. L’allarme è stato lanciato dal presidente di Confindustria Radio Tv, Rodolfo De Laurentiis, nel corso di un convegno sulla tutela del copyright che si è svolto a Roma, il 29 gennaio, nella sede dell’Anica. C’erano tutti i grandi protagonisti istituzionali (dal sottosegretario Antonio Catricalà al presidente dell’Agcom) e i grandi player dell’industria del contenuto audiovisivo (dalla Rai a Sky). All’incontro, però, mancavano i vertici delle Telco e dei cosiddetti “Over The Top”, come Google, Yahoo o Skype. Durante il dibattito si è molto insistito sul concetto di “asimmetria” culturale e legislativa. Da una parte il mondo della tv, ormai sommerso da norme, regole e codici di comportamento. Dall’altra invece il web completamente deregolato. “Si deve educare il pubblico dei giovani alla cultura della legalità. La maggior parte di loro non andrebbe a rubare un libro in un negozio ma considerano normale scaricare dalla rete il file dello stesso libro o di un film senza pagare nulla”, ha detto Marcello Cardani, presidente dell’Agcom.
Il regolamento dell’Agcom approvato dalle industrie del settore. “Un italiano su tre fa uso di contenuti non originali e uno studente su tre non è consapevole di provocare un danno con il download illegale”, ha detto all’inizio del dibattito Rodolfo De Laurentiis, presidente di Confindustria radio e tv. “Il problema oggi è l’educazione alla cultura della legalità”, ha detto Cardani. Il regolamento approvato, fra mille polemiche rimbalzate sulla rete e sui social network, prevede alcune azioni essenziali ed è caratterizzato dalla rapidità dell’intervento. “Questo non significa che il Parlamento non possa, nella sua sovranità, decidere di legiferare in materia. In assenza dell’intervento del legislatore noi intanto abbiamo emanato un regolamento che prevede una priorità dell’intervento repressivo o sanzionatorio per le quantità massive. Sono i grandi player dell’illegalità che ci interessano. Anche il mercato però dovrà rapidamente promuovere un’offerta legale a prezzi accettabili. Il caso della musica insegna”, ha detto Cardani. Il regolamento dell’Agcom è stato considerato positivamente da tutti i relatori presenti all’incontro. “Si deve favorire la regolamentazione e l’Agcom è andato nella direzione giusta”, ha detto Anna Maria Tarantola, presidente della Rai. “Se non si difende il diritto d’autore salta il modello di business dell’industria tv”, ha detto Fedele Confalonieri di Mediaset. “Non c’è unicità di normativa e di percezione culturale fra le tv e gli Ott. Affermare la legalità sul web non significa limitare la libertà di nessuno”, ha detto Maurizio Giunco, presidente di Frt. “Si devono veramente esplorare tutte le possibilità di una nuova offerta legale anche sul web”, ha detto Marco Ghigliani di La7. Secondo Andrea Castellari “il modello di business non lineare sul web è molto complicato e le regole, per forza di cose, dovranno essere globali”.
Chi e che cosa sono gli Ott “Over The Top”. “Quando scrivi il nome di un film o di un altro prodotto tutelato dal diritto d’autore, l’82% dei risultati di Google e dei principali motori di ricerca puntano a file illegali”, ha detto De Laurentiis. Secondo Riccardo Tozzi, presidente dell’Anica, la confindustria dei produttori e distributori di audiovisivo, “gli Ott spingono per un’ambiguità culturale che tenda a giustificare l’illegalità”. Ma cosa sono gli Ott, Over The Top. L’Agcm recentemente ha definito gli Ott “imprese prive di una propria infrastruttura e che in tal senso agiscono al di sopra delle reti, da cui over-the-top, che forniscono, attraverso le reti IP, servizi, contenuti e applicazioni di tipo rich media, basati sulla forte presenza di contenuti audiovisivi e traggono ricavo, in prevalenza, dalla vendita di contenuti e servizi agli utenti finali (ad esempio nel caso di Apple e del suo iTunes) e di spazi pubblicitari, come nel caso di Google e Facebook”. Vengono considerate Ott: Google, Yahoo!, Youtube, Skype. In America si stanno affermando società come Netflix o Hulu che offrono servizi di streaming on line on demand, accessibile previo abbonamento. Il vantaggio degli Ott è che non hanno a carico i costi relativi alla trasmissione come invece hanno gli altri broadcaster. Si rivolgono inoltre ad un mercato globale con spese di gestione ed organici ridottissimi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *