Il racconto della fondazione anti usura Traini dal Papa in Piazza San Pietro

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Edio

DIOCESI – Una giornata indimenticabile affianco a Papa Francesco, è stata quella trascorsa il 20 Gennaio da una folta delegazione della fondazione monsignor Francesco Traini contro l’usura ONLUS.
Il presidente Edio Costantini, il vice Mons. Romualdo Scarponi, accompagnati dai componenti del consiglio direttivo e da alcuni membri del gruppo di ascolto hanno preso parte all’udienza generale di Sua Santità in piazza San Pietro.
Nell’affrontare la questione, Papa Bergoglio non ha fatto mancare la sua schiettezza. Infatti dopo aver rivolto un saluto alle fondazioni associate alla Consulta Nazionale Antiusura, ha lanciato un duro anatema contro l’usura, auspicando che le istituzioni “possano intensificare il loro impegno al fianco delle vittime dell’usura, drammatica piaga sociale che ferisce la dignità inviolabile della persona umana.”
Il pontefice ha poi aggiunto che “quando una famiglia non ha da mangiare perché deve pagare il mutuo agli usurai, quello non è cristiano, non è umano”.
La giornata si è conclusa con la Messa celebrata nella Basilica di San Pietro da S.E. il Card. Angelo Comastri, arciprete della basilica papale di San Pietro in Vaticano, concelebrata con i sacerdoti, tra cui Mons. Romualdo Scarponi, vice presidente della nostra fondazione.
Innanzi a più di duemila persone, più volte è stata citata la fondazione Mons Francesco Traini che ai suoi esordi ha avuto proprio la benedizione del Cardinale Comastri, all’epoca delegato pontificio della Santa Casa di Loreto.
La condanna chiara, esplicita, senza ambiguità dell’usura e del gioco d’azzardo, che sfruttano la fragilità delle persone per derubarle e incatenarle, già espressa da Papa Francesco, è stata ribadita dal cardinale durante la celebrazione.
“Occorre avere il coraggio”, ha sottolineato Comastro, “di dichiarare che l’usura è un’autentica bestemmia, un oltraggio a Dio, una prostituzione della dignità umana, è usare il denaro per crocifiggere le persone in difficoltà.” Rivolgendosi ai membri della fondazione, li ha definiti come “buoni samaritani, che soccorrono i fratelli derubati dai nuovi briganti”.

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