Il monito francese: non banalizzate ancor più l’aborto

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Francia abortoDi Maria Chiara Biagioni

La Francia di nuovo in piazza. Questa volta per difendere la vita e far sentire la voce dell’associazionismo pro-life. Proprio oggi in Assemblea Nazionale si comincerà a prendere in esame un progetto di legge su “l’uguaglianza tra uomini e donne” che prevede al suo interno modifiche importanti all’attuale normativa sull’interruzione di gravidanza in vigore in Francia dal 1975. Migliaia di persone hanno sfilato ieri pomeriggio per le strade di Parigi. Hanno indossato i colori della bandiera spagnola – rosso e giallo – per rendere omaggio al governo Rajoy che rendendo più restrittivo il progetto di legge sull’aborto varato nel 2010 dal precedente governo Zapatero, “ha dimostrato all’Europa che indietro si può tornare”. I manifestanti erano 40mila secondo gli organizzatori della “Marche pour la vie” giunta quest’anno alla nona edizione. Come sempre per la polizia erano molto di meno e cioè 16mila. Al corteo erano presenti anche alcuni vescovi come l’arcivescovo di Avignone Jean-Pierre Cattenoz e monsignor Marc Aillet, vescovo di Bayonne. Quest’anno poi la Marcia per la Vita ha addirittura ricevuto il plauso di Papa Francesco che ha inviato la sua benedizione apostolica sui manifestanti attraverso un messaggio al nunzio apostolico di Francia.

Il progetto di legge e i due emendamenti contestati. Inizia oggi in Assemblea Nazionale la discussione di un progetto di legge che prevede l’adozione di due emendamenti: il primo sopprime la nozione di “stato di difficoltà” della donna (“détresse”) per ricorrere all’aborto. Il termine verrebbe rimpiazzato con una espressione più neutra secondo la quale l’aborto può essere richiesto dalla donna che “non vuole proseguire una gravidanza”. L’altro provvedimento prevede di estendere e inasprire il reato a chi cerca di impedire alla donna il ricorso all’aborto non veicolando le informazioni utili sull’Ivg con una punizione che include una reclusione fino a due anni e 30mila euro di ammenda. Secondo il governo, gli emendamenti sarebbero necessari per adeguare la legge vigente alla realtà della pratica di aborto in Francia. È Najat Vallaud-Belkacem, ministro dei Diritti delle Donne e portavoce del governo, a ricordare che il 35 per cento delle donne francesi ha fatto ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza nel corso della propria vita e che gli aborti compiuti in un anno in Francia, sono stati 210mila a fronte di 810mila nascite.

La voce delle associazioni e dei vescovi francesi. In realtà sono stati forse proprio questi “numeri” a far scendere in campo associazioni pro-life e vescovi. In un comunicato diffuso ieri sera al termine della Marche pour la Vie, le associazioni chiedono il ritiro immediato dei due emendamenti contestanti al progetto di legge che verrà preso in esame oggi in Assemblea Nazionale. Si chiede anche “la presa di coscienza da parte dei poteri pubblici della realtà del dramma dell’aborto e la messa in opera di una vera politica di aiuto alle donne incinta in difficoltà che desiderano proseguire la gravidanza”. Commentando il successo di partecipazione che ha visto in piazza migliaia di manifestanti e delegazioni arrivate da tutta Europa, la portavoce della marcia, Cécile Edel ha detto: “Nel conflitto che oppone il diritto del bambino concepito e il diritto della donne, gli sguardi si posano oggi finalmente sul più fragile: il bambino concepito e non ancora nato. I responsabili politici devono anzitutto guardare alla realtà: ci sono troppi aborti in Francia. La Spagna ci mostra un cammino di progresso”. E nei giorni scorsi anche il “parlamentino” dei vescovi francesi aveva deplorato “la trasformazione profonda” della legislazione sull’aborto che si sta discutendo in Francia “Penso – aveva detto mons. Georges Pontier, arcivescovo di Marsiglia – che questo progetto di modifica della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza, lungi dal permettere alle donne di sentirsi meno sole davanti alla loro responsabilità di fronte ad una vita nascente, incita le donne stesse a non porsi alcun interrogativo circa l’eliminazione di un essere che portano in grembo”. Ed aveva aggiunto: “Abortire non è mai un atto banale. Abortire non lascia indenni, non è l’eliminazione di un ammasso di cellule. E la donna in gravidanza sa bene di portare in grembo una vita umana”.

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