Vivere la propria vocazione significa andare talora “controcorrente”

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Papa FrancescoDa Zenit

“La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!” (Mt9,35-38). È su questa frase evangelica che si articola il Messaggio di papa Francesco per la 51° Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni (11 maggio 2014) sul tema Le vocazioni, testimonianza della verità.

L’aspetto sorprendente, ha sottolineato il Papa, è che la messe sia abbondante. “Ma chi ha lavorato perché il risultato fosse tale? La risposta è una sola: Dio”, ha commentato Francesco. Uno dei “collaboratori di Dio” nella raccolta dei frutti divini è stato San Paolo che, ai cristiani di Corinto, ricorda: «Voi siete campo di Dio» (1Cor 3,9).

Nel nostro cuore, dunque, sorge “prima lo stupore per una messe abbondante che Dio solo può elargire; poi la gratitudine per un amore che sempre ci previene; infine l’adorazione per l’opera da Lui compiuta, che richiede la nostra libera adesione ad agire con Lui e per Lui”.

Il secondo concetto espresso dal Messaggio è relativo alla nostra appartenenza a Dio, “non nel senso del possesso che rende schiavi, ma di un legame forte che ci unisce a Dio e tra noi”, secondo il patto di alleanza eterna ed attraverso il battesimo.

Ogni vocazione, sia essa alla vita coniugale, religiosa o sacerdotale, ha spiegato il Pontefice, “pur nella pluralità delle strade, richiede sempre un esodo da se stessi per centrare la propria esistenza su Cristo e sul suo Vangelo” e sostanziarsi nel “servizio concreto al prossimo”.

Papa Francesco ha quindi invitato i fedeli ad “ascoltare e seguire Gesù” e a lasciarsi “trasformare interiormente dalle sue parole che «sono spirito e sono vita» (Gv 6,62)”.

La vocazione, inoltre, è “un frutto che matura nel campo ben coltivato dell’amore reciproco” e scaturisce sempre “dal cuore di Dio e germoglia nella terra buona del popolo fedele, nell’esperienza dell’amore fraterno”.

Vivere la propria vocazione “significa talvolta andare controcorrente e comporta incontrare anche ostacoli, fuori di noi e dentro di noi”, ha osservato il Santo Padre, ammonendo che “il buon seme della Parola di Dio spesso viene rubato dal Maligno, bloccato dalle tribolazioni, soffocato da preoccupazioni e seduzioni mondane (cfr Mt 13,19-22)”.

Tali difficoltà, tuttavia, non devono “scoraggiarci”, né farci “ripiegare su vie apparentemente più comode”. Dio, infatti, riserva ai chiamati la gioia del “credere e sperimentare che Lui, il Signore, è fedele”.

Ai Vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi, alle comunità e famiglie cristiane, il Papa ha chiesto di “orientare la pastorale vocazionale in questa direzione, accompagnando i giovani su percorsi di santità”.

La nostra apertura ed unione a Gesù, “con la preghiera, la Sacra Scrittura, l’Eucaristia, i Sacramenti celebrati e vissuti nella Chiesa, con la fraternità vissuta, tanto più crescerà in noi la gioia di collaborare con Dio al servizio del Regno di misericordia e di verità, di giustizia e di pace”.

Il raccolto, pertanto, “sarà abbondante, proporzionato alla grazia che con docilità avremo saputo accogliere in noi”, ha quindi concluso il Pontefice, prima di impartire la benedizione apostolica.

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