A tu per tu con il Vescovo Gervasio Gestori

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

Epifania Famiglia Diocesana - 74

ACQUAVIVA PICENA – Da circa un mese la piccola comunità di Acquaviva è aumentata di tre unità: Sua Eccellenza il Vescovo Gestori si è trasferito presso una casa del centro di Acquaviva Picena insieme a due suore; abbiamo voluto incontrarlo per parlare un po’ della nuova vita nel piccolo paese e dei suoi progetti futuri.

– Innanzitutto, come acquavivana, benvenuta Sua Eccellenza nel nostro paesino, come si trova nella sua nuova residenza?
Sono arrivato ad Acquaviva dieci giorni prima di Natale.
Il paese è bello, la posizione è stupenda e il panorama non è da meno: dall’alto vedo, lontano, il mare, la città, il porto e posso godermi lo spettacolo delle montagne come la Maiella e il Gran Sasso, quindi mi trovo bene dal punto di vista ambientale e climatico.
Non ho ancora incontrato la gente, se non l’ultimo dell’anno per la Messa di ringraziamento del 2013, ma ho chiesto al parroco don Alfredo se mi accettava come vice parroco e lui ha detto di sì.
Mi riservo di offrire il mio servizio di prete, anche se rimango Vescovo, nella chiesa di Dio, per quelle piccole necessità che ci possono essere nella parrocchia di Acquaviva, quando fra qualche giorno lascerò la responsabilità diocesana; avrò così l’occasione di incontrare gli acquavivani.
Al momento sto facendo il pendolare verso San Benedetto del Tronto, all’Episcopio, dove fino al 19 gennaio ho ancora la responsabilità come Amministratore Apostolico della Diocesi.

– Come sta vivendo questo periodo di transizione tra il suo episcopato e quello di Bresciani? Come pensa che vivrà le prossime settimane?
In queste settimane sono stato occupato nelle celebrazioni natalizie e in quelle di fine e inizio anno.
Sono stato anche abbastanza impegnato dal trasloco delle cose, dei libri, e quindi ho vissuto queste giornate in maniera intensa. Come vivrò le prossime giornate, quando sarò libero dalle responsabilità e dagli impegni pressanti?
Mi propongo di rimanere ritirato qui ad Acquaviva per pregare di più, guadagnando il tempo che non ho avuto in questi 17 anni di servizio pastorale, per riflettere sulle cose fatte, su quanto potevo fare e non ho compiuto, e quindi rivisitare questi anni di servizio pastorale con tutti gli impegni, le persone, le parrocchie, le comunità e i gruppi, per mettere quindi anche un po’ di ordine e per ringraziare il Signore. Sarà un’attività meno esteriore, ma particolarmente impegnativa dal punto di vista interiore.

– Quali sono i consigli o le raccomandazioni che vorrebbe dare o che ha dato al Vescovo Bresciani?
Ho già incontrato il mio successore tre volte, due volte a San Benedetto del Tronto, quando venne per una prima visione della situazione, e poi l’ultima volta a Brescia.
L’ho ringraziato per aver accettato l’incarico, da parte del Papa, per la guida di questa Chiesa, e gli ho fatto il mio augurio più cordiale, fraterno e gioioso.
Da quello che intravvedo, mi sembra di capire che le doti ci sono tutte: sapienza per intuire la situazione e capire le persone e voglia di fare.
Se mi chiederà qualche consiglio, con molto rispetto e discrezione, non mancherò di dare un possibile suggerimento, affinché questo popolo di Dio possa meglio camminare sulle strade del mondo seguendo il santo vangelo di Gesù.

– Ripensando a questa comunità diocesana com’era 17 anni fa e com’è oggi cosa pensa? Come valuta i cambiamenti che ci sono sicuramente stati?
Questa valutazione deve essere lasciata al Signore che conosce l’esterno e soprattutto le leggi della mente e del cuore. Quindi affido a Dio questi 17 anni di servizio pastorale in questa amata Chiesa diocesana. Poi lascio ad altri di dare delle impressioni ed esprimere valutazioni sul mio servizio pastorale episcopale. Spero che questa mia presenza sia servita a fare crescere nella fede le persone, i gruppi, le famiglie, le parrocchie e tutta la Chiesa.
Mi sembra di capire che un cammino positivo ci sia stato grazie alle due visite pastorali: la prima vissuta in lungo e in largo, dedicando molto tempo ad ogni parrocchia e a tantissime persone; la seconda più concentrata e più veloce, anche perché già conoscevo in buona parte le realtà a seguito della prima visita pastorale.
Soprattutto è servito il Sinodo Diocesano a dare una compattezza più viva e più forte alla Chiesa diocesana, recuperando qualche persona lontana, introducendo in maniera attiva anche chi poteva sembrare prima vivere ai margini, facendo sentire la bellezza dell’essere Chiesa di Cristo in questo territorio piceno.
Mi consola il fatto che sia stato lasciato dal Papa a reggere questa Chiesa diocesana per altri tre anni supplementari.
Vuol dire, e lo dico con una punta di ironia, che tanti grossi guai non sono stati compiuti se mi è stato concesso un arco di tempo in più per guidare questo amato popolo di Dio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *