Il duro “mestiere” del Vescovo, benvenuto tra noi Mons. Bresciani!

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di Alessio Rubicini

Sabato 11 Gennaio 2014, ore 4.30… Anche da Valtesino otto temerari, guidati dal nostro Parroco Don Luis, stanno partendo per partecipare ad un evento eccezionale: l’Ordinazione Episcopale del nostro nuovo Vescovo Mons. Carlo Bresciani a Brescia.

Dopo aver macinato chilometri in abbondanza eccoci a Brescia che è già ora di pranzo. Una breve visita della città e alle ore 15 in punto siamo pronti per entrare nel Duomo Nuovo, la Cattedrale di Maria Santissima Assunta. Prendiamo posto tra i banchi e ci prepariamo per l’inizio della Celebrazione.

Sfogliando il libretto della cerimonia, nei nostri cuori cresce l’attesa per questa celebrazione che sta per iniziare e per capire come avviene l’ordinazione di un Vescovo. Ma anche altri interrogativi sorgono nel nostro animo… Come sarà questo nuovo Vescovo? Sarà veramente in grado di svolgere questo suo nuovo compito? E tutti noi, popolo di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, che Dio ha voluto affidargli saremo capaci di fidarci completamente del nostro nuovo Pastore e di metterci, guidati dal lui e dai nostri sacerdoti, al servizio dei nostri fratelli nelle nostre Comunità Parrocchiali? Come si fa il “mestiere” di Vescovo?

Forse, più di tutti i segni e di tutti i gesti che sono stati compiuti nel corso della Celebrazione, è stata l’omelia pronunciata da Mons. Luciano Monari, Vescovo di Brescia, a sciogliere tutti questi interrogativi.

“(…) La vita di Gesù è davvero storia di Dio nel mondo; a sua volta, la storia di Dio nel mondo è l’incarnazione della volontà di Dio nella vita realmente e pienamente umana di Gesù. La vita di ogni persona umana incarna un significato particolare, una visione delle cose, una scala di valori (…).

È all’interno di questo disegno, carissimo don Carlo, che vieni ordinato vescovo: per contribuire, insieme al tuo presbiterio, a fare nuovo il mondo secondo il disegno di Dio. (…) Questo disegno non è altro che ciò che gli uomini costruiranno quando saranno abbastanza attenti, intelligenti, autocritici, e soprattutto abbastanza santi da lasciarsi muovere abitualmente dallo Spirito Santo a compiere le scelte più giuste, quelle che fanno vivere l’uomo e lo fanno crescere verso la pienezza dell’amore di Dio e del prossimo (…). Il disegno è bello e grande, e val bene la dedizione della propria vita. Eppure tutto è cominciato, si direbbe, sub contrario, con Gesù che si sottomette umile al battesimo di Giovanni. (…) L’abbassamento reale in una scelta di umiltà permette di diventare strumenti autentici dell’azione di Dio. Umiltà viene da humus, ‘terra’; è il riconoscimento che l’uomo è terra; certo, l’uomo è anche pensiero, è sentimento, è azione morale, è nobiltà, è arte, è scienza, è mille cose grandi e ammirevoli, ma nel vivere tutte queste cose egli è e rimane terra. Se lo ricorda, potrà fare cose grandi; se lo dimentica, potrà solo accendere fuochi d’artificio, che bruciano in un attimo. Così è della vita di un vescovo: deve partire dal farsi terra, umile. (…). Ora dovrai sdraiarti per terra e rimanere sdraiato mentre noi pregheremo per te Dio, la Madonna e tutti i santi del cielo perché ti proteggano e ti facciano essere un vescovo vero; perché tu non abbia a scambiare l’episcopato per una grandezza mondana che ti autorizza a dominare (…).

Non sarà facile; ti accorgerai con dolore che, diventando vescovo, i tuoi peccati aumenteranno, i tuoi difetti avranno una cassa di risonanza per cui quello che poteva sembrare un piccolo neo e passare inosservato apparirà grande e produrrà danni indesiderati; e soprattutto ti troverai a piangere le tue omissioni che spunteranno come funghi da tutti gli angoli del tuo ministero. L’unica cosa che potrà proteggerti dall’avvilimento sarà l’umiltà; se ricorderai che sei terra e che sei stato sdraiato per terra davanti a tutta la Chiesa, allora riuscirai a sopportare la vergogna di non essere ineccepibile e a trasformare anche la tua debolezza in esperienza di conversione, in uno stile di misericordia e di fraternità. Non ti mancheranno le opportunità perché le umiliazioni sono inevitabili; a queste si può rispondere con la presunzione che dice “il vescovo sono io”: così si chiude il discorso ma non si risolve nessun vero problema; o si può rispondere con la semplicità del salmista: “E’ bene per me, Signore, che tu mi abbia umiliato, perché impari a obbedirti” (…) Solo la mitezza e l’umiltà del cuore traducono correttamente in sentimenti umani il modo di sentire di Dio (…)”.

Mi colpiscono subito queste parole così sagge e profonde ma, allo stesso tempo, belle, semplici, vere e speciali. Un brivido di emozione mi percorre. Sembrano quasi le parole di un padre che vede il proprio figlio uscire dalla casa e dalla famiglia dove egli è nato e cresciuto per andare a costruire la sua casa e la sua famiglia. Un padre che vuole mettere tutta la propria esperienza di questo suo figlio affinché egli possa trarre da essa insegnamento per il proprio cammino.

Quanta dolcezza, quanto amore, in queste parole! Sarà forse questo il segreto per svolgere bene il “mestiere” di Vescovo? Sarà forse l’umiltà?

Caro Vescovo Carlo, il tuo popolo di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, e noi della Parrocchia Madonna di Fatima in Valtesino di Ripatransone in particolare, siamo pronti ad accoglierti e a farci guidare da te. Siamo pronti a seguire i tuoi consigli, ad ascoltare le tue parole, a continuare, con umiltà, a svolgere il nostro servizio nelle nostre Comunità Parrocchiali.

Eh sì, con umiltà… Perché se serve a te l’umiltà, figuriamoci quanta ne può servire a noi! Sappiamo benissimo quanta fatica costa svolgere il nostro compito, quante amarezze, a volte, si ricevono, quante critiche ci tocca ascoltare… Ma tutto ciò sparisce e solo la gioia rimane nel nostro cuore quando il Signore ci mette davanti ai frutti del nostro servizio.

Non pretendiamo che tu sia infallibile. Noi non lo siamo sicuramente, come possiamo pretenderlo da te? Ma non potremo fare a meno dei tuoi consigli. Non vogliamo cercare grandezza mondana e facili occasioni di esibizionismo. Vogliamo solo collaborare, assieme a te, “Pro corpore eius”, a favore del suo Corpo che è la Chiesa.

Benvenuto tra noi, Vescovo Carlo!

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