Caro Antonio ti scrivo… La lettera del Direttore al Prof Giannetti

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Prof. Giannetti

DIOCESI – Pubblichiamo le parole espresse dal nostro Direttore Pietro Pompei durante le esequie del Prof. Antonio Giannetti.

“Caro Antonio,
Alla notizia della tua morte mi è tornata in mente la nostra conversazione in una delle rare volte che passando per Ripatransone mi sono fermato a salutarti nel luogo dove immancabilmente ti si poteva trovare tra giornali, riviste, libri da catalogare.
La conversazione scaturì da un mio portachiavi, dono di una casa editrice, che al logo aggiungeva in linguaggio quattrocentesco la frase di indubbio significato : “… è bello doppo il morire, vivere anchora”.
Dopo esserci confrontati sull’autore, convenimmo che, noi credenti in Gesù Cristo, dovevamo essere ben felici, perché la morte che non distrugge, ma dissolve cioè separa momentaneamente l’anima dal corpo, invia la prima, come giustamente è stato detto, alla casa del Padre e lascia il corpo nel ricordo non solo dei familiari, ma di quanti si imbatteranno nei risultati dei nostri lavori e delle nostre ricerche. Dopo di te non si può più cercare notizie su Ripa senza consultare i tuoi libri ed anche tutto quanto hai scritto in articoli di giornali e settimanalmente, prima sulla “Vedetta” e poi su “l’Ancora”.
Temevi sempre di non arrivare in tempo, all’inizio anticipavi gli articoli con posta prioritaria e poi per fax, infine ti sei convinto che per evitare errori di trascrizione, era meglio farsi aiutare per utilizzare l’invio per e mail.
Si perché tenevi molto alla precisione di nomi e di date, tanto da riempire gli articoli di parentesi. In redazione, ormai, quando si suggeriva più precisione, avevamo coniato l’espressione: “Qui occorre una parentesi antoniana”.
Caro Antonio, non è una frase fatta se ti dico, che ci manchi. La certezza della tua collaborazione è andata avanti per 31 anni e non sarà facile riempire quello spazio. Siamo certi che ora che sei a faccia a faccia con Gesù, tu continuerai ad aiutarci attraverso la Comunione dei Santi. Perché il nostro settimanale continui a portare una voce di speranza tra gli uomini che, viandanti mortali, camminano inquieti, obbligati, come sono, ad affondare un piede nel tempo e l’altro nell’eternità.
Essi trovino nel Vangelo la più serena pace anche tra le terrene tristezze del dolore, dell’ingratitudine, della sventura, della morte. Ai tuoi familiari l’espressione della nostra affettuosa vicinanza . Antonio grazie”.

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