“Con il cuore lanciato verso la grande festa della scuola italiana”

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Domenico PompiliDi Luigi Crimella

La rinuncia di Papa Benedetto XVI e l’arrivo di Papa Francesco. La Giornata mondiale della gioventù a Rio de Janeiro. La crisi economica che non si ferma: sono alcuni degli eventi dell’anno 2013 che hanno influenzato anche la vita della Chiesa italiana. Per capire cosa è avvenuto e, soprattutto, quali saranno i principali impegni della Conferenza episcopale italiana per il prossimo anno, abbiamo intervistato monsignor Domenico Pompili, sottosegretario della Cei e direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali.

Cosa ha rappresentato per la Chiesa italiana il 2013 che sta per concludersi?
“La Chiesa italiana ha vissuto da vicino per evidenti motivi geografici questo momento veramente rivoluzionario del passaggio di testimone da Papa Benedetto a Papa Francesco. Una rivoluzione che è stata definita ‘silenziosa’ perché ha avuto la capacità di mettere la Chiesa in una nuova condizione rispetto al suo compito di sempre che è l’annuncio del Vangelo. Dentro questo passaggio, che ha coinvolto anche la società italiana, perché l’effetto-Francesco è a tutti evidente, la Chiesa italiana ha vissuto in particolare due eventi: la Giornata mondiale della gioventù a Rio, un momento rigenerante per ritrovare la freschezza e anche la centralità dell’annuncio, e poi la Settimana Sociale dei cattolici a Torino, dove la questione della famiglia, che sarà oggetto del ‘doppio Sinodo’ del 2014 e 2015, è stata affrontata come una questione di ‘bene comune’”.

La Cei ha annunciato per il 10 maggio 2014 una “Festa della scuola italiana” con Papa Francesco. Che significato avrà questa iniziativa?
“Si tratta di un appuntamento che vuole festeggiare la scuola come momento centrale nel processo educativo. Non dobbiamo dimenticare che siamo nel ‘decennio dell’educazione’ e la scuola è uno snodo decisivo. Per questo, la Chiesa ha pensato a un giorno nel quale dare visibilità a tutta l’energia, le potenzialità e anche le risorse che la scuola ancora oggi conserva, nonostante tanti problemi non soltanto di carattere strutturale, ma direi anche culturale”.

In che senso parlate di “festa”?
“La scuola vista come ‘scholè’ è lo spazio del gratuito nel quale la persona cresce se e nella misura in cui sviluppa le sue facoltà intellettuali. Non ha quindi immediatamente un ritorno di tipo produttivo, ma possiede invece una forte incidenza sulla crescita della persona. Da studenti si è portati a pensare alla scuola come il ‘contrario’ di una festa, ma nella sua accezione greca la ‘scholè’ è lo spazio gratuito che si oppone all’attività: è l’‘otium’ rispetto al ‘negotium’. In una società fortemente sbilanciata sull’economico c’è bisogno di ritrovare le ragioni per cui questo ‘otium’ è fondamentale per far crescere l’umano”.

Le 38 domande diffuse dalla Santa Sede in vista del Sinodo straordinario sulla famiglia dell’ottobre prossimo hanno suscitato sorpresa e interesse. Come si preparerà a questo evento la Chiesa italiana?
“Come Cei abbiamo immediatamente diffuso il questionario ai vescovi, in vista di una consultazione capillare. Tutte le componenti della Chiesa potranno intervenire per offrire il proprio contributo. Oltre che riflettere sul tema della famiglia e della sua centralità, ciò permetterà anche di riscoprire quanto sia ‘sinodale’ il cammino della Chiesa stessa”.

Nel novembre 2015 si terrà a Firenze il Convegno ecclesiale decennale sul tema “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”. Come ci si avvicinerà a questo importante evento?
“Quello di Firenze sarà il quinto Convegno ecclesiale nazionale, dal 1976 quando si tenne il primo a Roma. Nelle scorse settimane è stato pubblicato l’‘invito’, un testo che anche come genere letterario ha una sua forma sobria e originale. Ancor prima di entrare nel merito del tema, il suo intento è quello di sollecitare una partecipazione la più ampia possibile, stabilendo una relazione con tutti i potenziali interlocutori del Convegno. La prospettiva è quella del dialogo della Chiesa con il mondo e con le diverse visioni, a partire da quello che per noi è l’umanesimo di riferimento, quello cristiano. Come ausilio, tra poco sarà approntato un portale specificamente dedicato al Convegno di Firenze, come spazio di dialogo aperto a tutti”.

Negli ultimi tempi sembrano aumentare le preoccupazioni per la crisi e la disoccupazione, come mostrano i “forconi” di questi giorni. Che dire al riguardo?
“La Chiesa naturalmente non ha una risposta tecnica per la crisi economica e finanziaria, ha però una proposta precisa, che si ritrova nel messaggio per la Giornata mondiale della pace: questa proposta è la ‘fraternità’ come antidoto alla perenne e diffusa conflittualità. Se non riscopriamo che siamo tutti sulla stessa ‘barca’ e che solo insieme potremo affrontare più efficacemente i numerosi focolai di crisi, la società rimarrà sotto pressione. La fraternità è il messaggio che vogliamo portare al mondo. La sua alternativa è il conflitto, che però non risolve, ma distrugge”.

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