Curia romana, mai “dogana burocratica”

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Papa FrancescoDi Francesco Bonini
Ha parlato della Curia alla Curia, nel tradizionale discorso di auguri, il primo del pontificato. Papa Francesco, “persona dell’anno” secondo “Time”, non ha proposto un meditato bilancio dell’anno e un quadro di prospettive programmatiche.
Si è concentrato appunto sulla Curia, il grande problema e il grande tema della transizione tra i due pontificati, il fatto storico di questo 2013. Lo ha fatto parlandone in positivo, “questa compenetrazione tra universale e particolare” e rilanciando un fortissimo richiamo a “fare bene il proprio dovere”, professionalità, servizio e (soprattutto) santità della vita. Sempre in positivo ha esortato a una ecologia ambientale, spingendo all’”obiezione di coscienza dalle chiacchiere”. E ha messo senza esitazione il dito nella piaga: “Quando l’atteggiamento non è di servizio alle Chiese particolari e ai loro Vescovi, allora cresce la struttura della Curia come una pesante dogana burocratica, ispettrice e inquisitrice, che non permette l’azione dello Spirito Santo e la crescita del popolo di Dio”. In questo modo ha disegnato la “grande riforma” della Curia di cui tanto si parla. Che arriva e parte proprio di qui. Dalla conversione, che poi è il grande tema del pontificato.
Una bella, rasserenante, dinamica, creativa, conversione gioiosa, per stare meglio e per fare meglio, non per ottemperare a precetti o per seguire schemi, scuole o personalità. È il metodo di Papa Bergoglio, cui non si devono chiedere programmi, che peraltro ha illustrato con chiarezza nell’Evangelii Gaudium. Questo documento comincia proprio con un’esclamazione programmatica: “Ci fa tanto bene tornare a Lui quando ci siamo perduti!”. E così spiega il dinamismo che il Papa indica, che lo caratterizza, cui sprona tutta la Chiesa e, come dimostra per tutti “Time”, va ben oltre la Chiesa stessa: tornare per uscire, “primerear”, come dice con un neologismo: prendere l’iniziativa, coinvolgersi, accompagnare, fruttificare e festeggiare. Tutti verbi che fanno rima con il concetto dinamico e positivo di conversione. È l’energia, il vigore che Benedetto XVI evocava per il suo successore nel momento in cui ha dettato la sua rinuncia.
Per questo bisogna marcarlo stretto, marcarlo a vista, il Papa, per farsi investire da questo dinamismo, per contagio prima che per persuasione intellettuale. In fin dei conti è questo il motivo profondo per cui le folle accorrono a San Pietro ma più in generale si accostano al Papa in tutti i molteplici mezzi possibili. È un contatto vivo, che mette in movimento, in cammino. E in questo modo – anche se è certamente arduo – ri-crea comunità. Alcuni osservatori più scettici sottolineano un rischio di verticalizzazione. Il discorso per gli auguri alla Curia risponde anche a questo, e rilancia la coralità e la comunità, di una vita ecclesiale, che ha alla sua radice e come suo obiettivo la santità. E necessariamente la testimonia per il servizio, a tutti.

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