Lampedusa, lacrime e belle parole che fine hanno fatto?

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Lampedusa
Di Carmelo Petrone
Lunedì 16 dicembre, un servizio giornalistico realizzato da Valerio Cataldi andato in onda nell’edizione delle 20.30 del Tg2 ha mostrato immagini che mai avremmo voluto vedere.
Centro di prima accoglienza di Lampedusa. Khalid, migrante siriano giunto sull’isola 65 giorni fa riprende con un telefonino la “disinfestazione da scabbia” a cui vengono sottoposti i nuovi arrivati. Nulla di particolare o di strano se non fosse che l’intero “trattamento” viene realizzato all’esterno della struttura con uomini fatti spogliare e messi in fila nell’attesa, malgrado le temperature invernali, che l’operatore addetto spruzzi sui corpi con una pompa tipo compressore ad aria compressa del disinfettante necessario per il trattamento.
Le immagini trasmesse dal Tg2 suscitano profonda indignazione per il trattamento disumano lesivo della dignità delle persone ospiti del Centro. Immagini che ricordano ben altri centri ma che arrivano, con il loro carico di “ordinario cinismo”, nelle nostre case dal Centro di prima accoglienza di Lampedusa.
Centro che dovrebbe ospitare non più di 250 migranti e dove si arriva tranquillamente a 700-800, con situazioni al limite di un’accoglienza degna di questo nome in un Paese civile.
L’Unione Europea, intanto, tramite la commissaria europea per gli Affari Interni Cecilia Malmstrom, minaccia di bloccare gli aiuti a sostegno dell’Italia per la gestione dei flussi migratori se le autorità italiane non garantiscono condizioni “umane e dignitose nel ricevimento di migranti, richiedenti asilo e rifugiati”. Anche la procura di Agrigento ha aperto un fascicolo sul trattamento cui sono stati sottoposti i migranti nel centro di contrada Imbriacola a Lampedusa.
In queste ore fioccano le reazioni di indignazione e di condanna per quanto accaduto, ma le condizioni di accoglienza con i mille disagi e le mille contraddizioni, all’interno del Centro, erano note a tutti e da tempo.
Negli ultimi anni dal Centro di contrada Imbriacola, malgrado interdetto ai giornalisti e alle visite, erano trapelate immagini al limite di un trattamento umano e dignitoso, con gli “ospiti” costretti a dormire fuori all’addiaccio, perché il Centro era ed è inidoneo a far fronte al numero di migranti che sbarcano sulle nostre coste, o in situazioni igienico sanitarie precarie.
In occasione del naufragio del 3 ottobre scorso le massime autorità politiche europee e nazionali, in visita a Lampedusa, hanno visitato il Centro e si sono rese conto delle condizioni in cui si trovava. Di proclami e provvedimenti ne sono stati fatti tanti, ma dinnanzi alle immagini viste si infrangono come onde sugli scogli. Che fine hanno fatto i pianti e le belle parole che dopo i naufragi dell’ottobre scorso abbiamo sentito?
Le scene riprese da Khalid chiedono con forza che si faccia chiarezza sul modello di accoglienza adottato all’interno del Centro, perché la situazione emergenziale (ormai fisiologica!) non può giustificare trattamenti che poco hanno a che fare con il rispetto della dignità umana e dei diritti dell’uomo come quelle trasmesse dalla tv nazionale.
Questa storia vergognosa chiede con forza, a chi ha compiti di responsabilità, di rivedere il sistema di accoglienza nel nostro Paese.
Ora è il tempo delle decisioni concrete e di ampio respiro per realizzare un sistema di accoglienza rispettoso della dignità dell’uomo. E la prima decisione concreta da intraprendere è che il Centro di Lampedusa possa tornare ad essere un Centro di primo soccorso con una permanenza di 48/72 ore. Organizzando poi un sistema di accoglienza diffusa sul territorio per garantire i diritti umani e i percorsi di integrazione.

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