Caro Gor Myll anche noi dovremo lottare, lottare contro quel paese…

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DIOCESI – Alcuni ragazzi del liceo scientifico, hanno letto la testimonianza del fratello immigrato riportata nel sussidio d’Avvento della Diocesi (Avvento2013_bassa(1)) e che abbiamo pubblicato.
Ne sono rimasti colpiti ed è stata per loro motivo di riflessione, cosi che hanno scritto dei messaggi, facendo sentire la loro partecipazione al suo racconto e invitandolo a non mollare mai.
Ma soprattutto la lettura di quest’esperienza è stata occasione per riflettere sulla condizione dei migranti e sui propri stili di vita.
Sara, Gianmarco, Nicola scrivono “innanzitutto ammiriamo il modo in cui hai affrontato tutte le avversità che si sono presentate davanti al tuo percorso.
Purtroppo il colore della pelle e la differenza culturale ha fatto si che si siano create delle barriere sociali perché la nostra realtà è troppo superficiale per poter giudicare le persone dal loro essere e non dal loro apparire.
Comprendiamo la tua diffidenza nei nostri riguardi ma non generalizzare e non abbatterti perché sarebbero molte le persone disposte ad aiutarti volentieri.
Continua quindi a “lottare” per i tuoi sogni e non temere di mostrarti per ciò che sei poiché, si sa che la diversità arricchisce!”

Anche Sara, Valentina, Cristina, Francesca hanno letto la testimonianza e si sono trovate a riflettere sulla sua situazione e di conseguenza anche sulla loro.
Hanno perciò constatato che “sicuramente vivere una situazione del genere è diverso dal sentirla in un telegiornale o leggerla da una semplice lettera, nonostante ciò è un problema che ci appartiene e ne siamo consapevoli.”
Affermano poi che “Noi in realtà siamo tutti emigranti e immigranti in quanto il paese che tu vedi come un’ancora di salvezza, dal nostro punto di vista è solo un punto di partenza poiché non ci permette di ottenere quello a cui noi aspiriamo.
Siamo coscienti della diversità delle situazioni ma dobbiamo esserlo anche per l’uguaglianza degli obiettivi a cui aspiriamo: un futuro che rispetti la nostra dignità e che soddisfi le nostre aspirazioni.
Ci appoggiamo a ciò che hai detto: la diversità ci unisce, dobbiamo andare oltre ad un ancora diffuso pensiero di denigrazione e indifferenza che senza accorgercene ci separa l’uno dall’altro.”

Altri ragazzi hanno letto con attenzione questa storia e e hanno fatto un confronto tra la vita di quest’immigrato e la loro.
E pur constatando differenze: “Sicuramente per noi è più facile, abbiamo una famiglia, degli amici, un appoggio quando serve..” avvertono una vicinanza perché dicono “anche noi nei momenti di difficoltà ci sentiamo persi.
Proprio in quei momenti chiediamo aiuto alle persone sbagliate, a chi ci sfrutta, come sicuramente farai anche tu in misura diversa, a chi vuole ricavare solo un guadagno sulla nostra pelle.
E come per te, anche per noi la vita appare incerta, complessa, troppo grande e non sappiamo da che parte cominciare.”
E concludono con un invito che è più rivolto a se stessi: “Anche noi dovremo lottare, lottare contro quel paese che sembra essere una speranza per voi e una terra incerta per noi, senza un futuro per entrambi. Non vogliamo rassicurarti nel darti false speranze in quanto noi stessi giovani manchiamo di queste, ma un consiglio grande possiamo dartelo: trova una persona che probabilmente non potrà darti supporto economico, ma stanne certo che quella persona non ti lascerà mai nel momento in cui avrai bisogno di un supporto morale!”

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