Bruxelles scopre di avere (e non vedere) un esercito di poveri

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poveriDi Maria Chiara Biagioni
Nelle ricche metropoli europee i poveri ci sono, sono sempre di più, ma non si vedono. O meglio non si vogliono vedere. Capita allora che in una grande città come Bruxelles, capitale dell’Europa, prestigiosa sede degli uffici dell’Unione europea, i poveri, o meglio le persone che vivono con un reddito al di sotto della soglia di povertà, siano il 33,7% con un aumento del 5,4% rispetto allo scorso anno. Dove vivono? All’ombra degli imponenti palazzi vetrati dell’Unione europea, spesso addobbati con mega striscioni colorati che pubblicizzano conferenze internazionali sui diritti dell’uomo, le pari dignità e la cultura dell’integrazione. Vivono in condizioni di estrema precarietà che mette a rischio la loro stessa vita, soprattutto con l’arrivo del grande freddo invernale. A loro guarda il vescovo ausiliare di Bruxelles, monsignor Jean Kockerols che ai poveri dii Bruxelles dedica quest’anno una lettera-appello per l’Avvento.
Pasti caldi ad un Euro e accoglienza. “Laddove degli uomini sono condannati a vivere nella miseria, i Diritti dell’uomo sono violati. Unirsi per farli rispettare è un dovere sacro”. La frase di padre Joseph Wresinski – un sacerdote francese di origini polacche che ha dato la vita per i senza tetto generando un’opera straordinaria in Francia e diventando “la voce dei più poveri” – campeggia su una targa commemorativa a fianco del Parlamento Europeo. Si apre con queste parole la lettera che mons. Jean Kockerols ha deciso di scrivere in occasione dell’Avvento per invitare la comunità cristiana di Bruxelles a vivere questo tempo di preparazione al Natale compiendo gesti di solidarietà. Lunedì 2 dicembre il vescovo ha incontrato i responsabili di un’organizzazione – “Bij Ons-Chez nous” – che dal 1998 in Rue des Chartreux 60, offre ai senza fissa-dimora, persone sole e immigrati senza permesso di soggiorno, un luogo dove “l’accoglienza, l’incontro e la solidarietà hanno un posto centrale”. Pasti caldi ad un euro, vendita a prezzi accessibilissimi di vestiti di seconda mano, prodotti per l’igiene, deposito bagagli: il centro è aperto dalle 11 alle 18, dal lunedì al sabato, con possibilità anche fino alle 22 grazie all’opera di volontari e tre operatori impegnati a tempo pieno.
Emergenza casa. Il bisogno di una casa sta prendendo anche a Bruxelles i contorni di una vera e propria emergenza. Un numero crescente di persone sono obbligate a vivere in appartamenti troppi piccoli e insalubri o peggio ancora a vivere all’agghiaccio senza fissa dimora. “Si tratta di un’ingiustizia sociale”, denuncia mons. Kockerols. Su questo fronte opera a Bruxelles il “Projet d’habitat sociale Bethléem”, istituito dal cardinale Danneels nel 2006. In questi anni il Progetto ha lavorato dando in locazione ai poveri beni immobiliari non occupati di proprietà della Chiesa e ha operato anche mediando con i proprietari di case per facilitare il pagamento degli affitti. L’iniziativa nasce dalla considerazione che più della metà degli abitanti delle grandi città si trova in una situazione finanziaria delicata e rientra nelle condizioni sufficienti per accedere alle case popolari. Ma la domanda negli ultimi anni è esplosa, superando di gran lunga l’offerta che dunque si rivela di anno in anno sempre più insufficiente e inadeguata.
I diritti dei poveri. “Non riusciamo più a garantire un’accoglienza soddisfacente alle persone che cercano una vita migliore e prospettive di futuro. E allora in tanti sono obbligati a vivere in condizioni molto precarie per essere poi messi bruscamente alla porta. Tutto ciò è disumano”, scrive e denuncia monsignor Kockerols. E aggiunge: “Mai la nostra società ha avuto così tante opportunità come oggi. Mai ha prodotto così tanta ricchezza. Eppure il divario tra ricchi poveri è in crescita, anche nel nostro Paese. La nostra responsabilità non è mai stata così grande. Dobbiamo ridistribuire la ricchezza e questo va di pari passo con la solidarietà”. Le parole del vescovo ausiliare non si fermano e sembrano rivolgersi ai piani alti della Ue. “Dare un diritto ai poveri – incalza – è più importante che offrire loro l’elemosina, più importante anche che fare la carità. Garantire i diritti delle persone svantaggiate richiede un impegno civile chiaro a breve e lungo termine”. E poi citando le diverse iniziative di solidarietà ai poveri messi in atto dalle associazioni e dalla chiesa, il vescovo conclude: “È così che metteremo in atto la chiamata di Papa Francesco: scegliere chiaramente la solidarietà con le persone più vulnerabili, colpite dalla povertà”.

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