Croazia grande si alla famiglia

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croaziaIl 1° dicembre resterà per la Croazia – e non solo – una data simbolo. In questa giornata si è tenuto, infatti, il primo referendum di iniziativa popolare con il quale il 65,8 per cento dei cittadini ha risposto “sì” al quesito “Siete d’accordo che una disposizione che stabilisce il matrimonio come un’unione tra un uomo e una donna sia inserita nella Costituzione della Repubblica croata?”. Nonostante la bassa affluenza, che si è fermata al 36% dei 3,8 milioni di aventi diritto al voto (percentuale peraltro in linea con altre votazioni nazionali), la definizione sarà inscritta nella Costituzione perché la consultazione non prevedeva alcun tipo di quorum. Con questo risultato “abbiamo sicuramente iniziato un nuovo capitolo della Croazia democratica e speriamo di continuare in quella direzione”, ha dichiarato al Sir Zeljka Marki, la leader del movimento “In nome della famiglia”. Così la Croazia si unisce a Lettonia, Lituania, Polonia, Ungheria e Bulgaria, i cinque Paesi Ue che hanno un’equivalente definizione del matrimonio nelle rispettive Costituzioni.
“Rispettare la volontà popolare”. “La Croazia rispetta quello che ha voluto il popolo”. È il commento, rilasciato al Sir da parte del cardinale Josip Bozanic, arcivescovo di Zagabria, a fronte del risultato referendario di domenica scorsa. “Voglio sottolineare – prosegue il porporato – che è molto importante domandare al popolo quando si tratta di decidere in merito ai diversi temi che si vogliono risolvere nella società”. Nel caso specifico, il cardinale sottolinea: “Posso dire che i cittadini si sono espressi a favore del matrimonio e questo si deve rispettare”. Nella comunità cattolica croata si registra un dibattito volto ad analizzare gli esiti del voto ed emergono con insistenza la specificità della situazione nazionale ma anche l’emblematicità del messaggio lanciato all’Europa: “È il nostro sì alla famiglia e al bene comune”.
Una vittoria “ecumenica”. I promotori e i volontari dell’iniziativa – tra i quali si sono distinti moltissimi giovani – hanno sempre affermato di essere rimasti colpiti dalle decisioni assunte da un altro Paese Ue, la Francia, la quale lo scorso maggio aveva deciso di legalizzare i matrimoni tra persone dello stesso sesso. “Per prevenire che la stessa cosa potesse accadere in Croazia”, spiegano dal quartier generale di Zagabria di “In nome della famiglia”, è “partita la raccolta firme”. Una campagna che ha raggiunto nel giro di poche settimane un successo inaspettato, chiudendo con 740mila sottoscrizioni, quasi il doppio di quelle richieste dalla legge in vigore per indire un referendum. Se da una parte il Governo croato non ha mai nascosto la contrarietà a questo referendum, il movimento ha potuto, invece, contare sul sostegno della Chiesa cattolica, che in Croazia è la più radicata e numerosa, così pure della Chiesa ortodossa, della Comunità musulmana, di quella protestante e di cinque partiti parlamentari e quindici gruppi non presenti in parlamento. Ma anche di Papa Francesco, che la settimana precedente la consultazione popolare ha incontrato una delegazione dell’associazione al termine dell’udienza del mercoledì.
Obiettivo raggiunto. “Siamo felici che la gente della Croazia abbia avuto l’opportunità di votare su una questione così importante come il matrimonio”, ha spiegato ancora la leader del movimento Zeljka Markic a margine dei risultati definitivi. “Siamo grati a tutti i volontari che si sono impegnati in questi sei mesi e specialmente nell’ultimo, nel corso del quale i media e il governo si sono dimostrati contrari al referendum”. Da questo momento in poi “il matrimonio sarà solamente l’unione vivente tra una donna e un uomo e sarà introdotto e protetto dalla Costituzione – tiene a precisare Markic -; questo era il nostro obiettivo principale e lo abbiamo raggiunto, ora analizzeremo tutto quello che abbiamo fatto e tutto ciò che è accaduto”. “Ci aspettiamo che la volontà del popolo croato venga rispettata e che si agisca di conseguenza”, ha concluso la leader del movimento. Un portavoce del governo ha confermato, il giorno dei risultati elettorali, che “la Costituzione verrà cambiata di conseguenza nei prossimi giorni”, mentre il presidente Ivo Josipovic, commentando i risultati, si è detto “deluso ma non sorpreso” dall’esito del referendum, annunciando però che il governo presenterà a breve una legge sulle unioni civili tra le coppie dello stesso sesso.

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