Leader extraparlamentari è l’eccezione italiana…

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Grillo Berlusconi RenziLa maledizione dell’eccezionalismo italiano. Scusate l’eccesso, ma come giustificare l’ennesima eccezione che la vita politica italiana subirà a partire dall’8 dicembre, quando i leader delle tre principali forze politiche italiane saranno tutti fuori dal Parlamento?
Matteo Renzi che dovrebbe vincere a mani basse le primarie del Partito democratico resterà a lungo, salvo improvvise accelerazioni del quadro politico che rendano più vicine le elezioni politiche, un segretario di partito con il doppio incarico di sindaco di una grande città come Firenze.
Silvio Berlusconi che si lecca le ferite dopo la decadenza da senatore, in attesa dell’esecuzione della sentenza per frode fiscale passata in giudicato, guiderà la rinata Forza Italia da casa sua, mentre si sottoporrà verosimilmente al regime dei servizi sociali. Il tutto mentre gli altri processi a suo carico faranno il loro corso…
Beppe Grillo, mai approdato in un’aula parlamentare a causa di una pesante condanna per omicidio colposo passata in giudicato (1988), guida il suo Movimento (M5S) a colpi di Vaffa e di messaggi via internet. Con qualche bagno di folla, giusto per far sapere che fisicamente esiste anche lui e che non è un avatar.
Dunque tre personaggi in cerca d’autore, dei quali solo uno, Matteo Renzi, ha le carte in regola per entrare in parlamento, mentre gli altri due sono tecnicamente dei “pregiudicati”. Se non è eccezionalismo questo…
Qualcuno ha già parlato, magari con un sorriso a mezza bocca, di Repubblica extraparlamentare. Il che la dice lunga sulla capacità di adattamento al peggio degli italiani, ma non ci salva dalle conseguenti dinamiche politiche che una Repubblica extraparlamentare porta con sé. Proviamo a immaginarle. Il timore è che venga confermata e rafforzata l’eccezione che è promessa di instabilità e di inadeguatezza rispetto al contesto europeo nel quale le nostre leadership dovrebbero cercare di avere peso e dignità.
La prima conseguenza, quella più immediata, riguarda la vita del governo. Tre leader extraparlamentari, di cui due sulle barricate antigovernative, mettono oggettivamente in fibrillazione la vita dell’esecutivo. Ogni giorno sul governo pioveranno, quando andrà bene, critiche e dissensi. Quando andrà peggio, assisteremo al moltiplicarsi dei Vaffa day di Grillo e delle adunate periodiche sotto Palazzo Grazioli (residenza romana del Cavaliere). Nel frattempo, vedremo come, Renzi cercherà di imporre le proprie condizioni programmatiche a un riluttante Enrico Letta.
Seconda conseguenza: la trasmissione degli ordini di scuderia politica fra i tre leader e le rispettive compagini parlamentari. Già oggi assistiamo alle giravolte dei Cinquestelle, con capigruppo a tempo che ricevono oscure disposizioni dai capi attraverso canali non trasparenti. Con Grillo e Casaleggio pronti a spiazzarli, se non a sconfessarli pubblicamente. E i parlamentari di Cinquestelle nel ruolo di scolaretti messi dietro la lavagna, che urlano in classe perché nessuno li ascolta a casa. Per Forza Italia, invece, bisognerà attendere l’evolversi della situazione interna, anche se l’arrocco berlusconiano ha il vantaggio di avvalersi della lunga abitudine a prendere le decisioni nel segreto di Palazzo Grazioli piuttosto che nella sede del partito e tanto meno nei gruppi parlamentari. Ma si sa, dove comanda uno solo, il gioco è più facile. Infine il Pd extradiretto da Matteo Renzi sarà tutto da scoprire, E potrebbe essere un brutto risveglio anche per il neosegretario, oltre per i parlamentari, i militanti e i simpatizzanti. Soprattutto per le sue spinte alla semplificazione della politica che invece resta, al di là delle infantili illusioni di troppi, un meccanismo sofisticato di pesi e contrappesi. Salvo rinunciare, con improvvida superficialità, all’impalcatura istituzionale repubblicana.
Terza e ultima conseguenza: lo spostamento definitivo della decisionalità politica, in forma strutturata, fuori dalle aule parlamentari. Dovremo tutti seguire con attenzione quanto accadrà nei prossimi mesi. Il rischio di un progressivo e forse conclusivo spostamento delle sedi decisionali, alla lunga può mutare davvero la natura della Repubblica. Quella caratura extraparlamentare può svuotare definitivamente il Parlamento, rendendolo un’aula sorda e grigia perché abitata da meri esecutori testamentari. Il rischio è andato crescendo in questi anni, in parallelo con il bipolarismo selvaggio padre del tripolarismo inconcludente, attraverso la mediatizzazione esasperata della politica e l’adozione di meccanismi elettorali volti ad allontanare gli eletti dagli elettori.
Tutto questo mentre l’Europa deve affrontare, a causa della crisi economica globale, la più grande offensiva populista di tutti i tempi. L’eccezione italiana, in un simile contesto, è una miccia pericolosissima.

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