Un campione paralimpico nel cartoon firmato da Andrea Lucchetta

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disabiliDi Alessandra Gaetani
Andrea Lucchetta, quello della generazione di fenomeni, la squadra di pallavolo che negli anni ’90 vinse per tre volte il campionato del mondo, porta in tv il suo nuovo cartoon, un film animato di 45 minuti: “Il sogno di Brent”: un campione paralimpico. Scritto insieme al regista Alessandro Belli nella versione di 15 minuti il cartoon è stato protagonista nelle scuole del Progetto Icaro sulla sicurezza stradale. Il campione percorre anche le origini della sua carriera. L’etica dello sport, il servizio, la fede.
Un atleta paralimpico protagonista. Per la prima volta il protagonista di un film d’animazione, “Il sogno di Brent”, è un atleta paralimpico. Il suo “papà”, Andrea Lucchetta, non è nuovo alle sceneggiature. Ha ideato la serie animata “Spike Team” in cui presta anche la voce e la fisionomia all’allenatore della squadra di pallavolo. Il nuovo cartoon ne è la seconda serie. Crazy Lucky, come lo chiamano da sempre per la sua pettinatura a cresta, presenta il nuovo personaggio. “Brent vuole diventare un campione del motociclismo, come suo padre. Le curve tortuose della vita gli fanno interrompere i sogni. Un incidente causato da ragazzi imprudenti alla guida gli causa l’amputazione delle gambe. Brent impara, anche grazie al suo insegnante di educazione fisica, che lo sport può rimettere in pista e far raggiungere quel sogno spezzato. Passa dal sogno del motociclismo a quello paralimpico. Da un circuito a una pista di atletica. Il motore è il battito cardiaco. E troverà anche l’amore”.
La mission di Brent nelle scuole e alle Paralimpiadi. “Con il regista Alessandro Belli ci siamo messi a studiare per conoscere il mondo dello sport paralimpico e della disabilità. Incontrando tanti di loro come Giusy Versace, che ritroviamo nel cartone e seguendo i blog di persone disabili”. La vicinanza con i bambini è stata la chiave di volta e lo sport il veicolo giusto. “Il cartoon – spiega il campione – entra nelle case di tutti. Poi la creatività fa il resto. Senza dimenticare la particolare attenzione che occorre per la fascia 4-12 anni”.
La spiritualità e l’etica dello sport. Crazy Lucky ricorda: “Con i compagni giocavo per le strade di Treviso e nell’oratorio. Lo sport ha la capacità di aggregare e dare obiettivi comuni. Questo aiuta la crescita. L’Astori Mogliano Veneto, un Istituto di Salesiani, è stato la squadra con cui ho debuttato. Attraverso i ritiri spirituali capivo l’importanza di appartenere a una classe, a un gruppo. Ho maturato la voglia di condividere, di mettermi a servizio degli altri. A scuola abbiamo imparato a fare squadra”. Altra tappa dello sport è la spiritualità che “viene trasmessa attraverso il sorriso. Lo spirito sportivo serve a rialzarsi anche dalle sconfitte. Ognuno deve lavorare in funzione della crescita individuale, ma con lo sguardo rivolto ai compagni. La pallavolo è maestra in questo: non si possono fare punti se prima un compagno non ha ricevuto la palla. Si può schiacciare solo dopo e lo schiacciatore sa che gli altri 5 sono lì, in copertura, per aiutarlo se il pallone verrà respinto”.
 
Una generazione di minatori. Andrea Lucchetta ribattezza la generazione di fenomeni. “I giornalisti chiamarono così la Nazionale di pallavolo che per un decennio dominò lo scenario mondiale. Io la chiamo generazione di minatori: coloro che vanno tutti i giorni ad affrontare il lavoro più duro, senza però paragonare il nostro, al vero lavoro pesante dei minatori. Voglio dire che tutto lo sforzo sta nella voglia di lavorare a obiettivi sempre più difficili”.
Il servizio. Nella squadra, verso i giovani e le famiglie. “Ho sempre lavorato con i bambini. Mentre vincevo gli scudetti, a Modena allenavo due volte la settimana in una polisportiva. Quando ho smesso di giocare ho aperto una ludoteca”. “Nelle mie attività ho incontrato 270mila bambini, ho effettuato 150mila palleggi nelle piazze e nelle scuole. Questo mi ha dato la possibilità di far capire come un campione possa animare con il sorriso la voglia di condividere un percorso. Da lì è nata l’idea di diventare il personaggio di un cartone animato”.

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