Grecia, prove di resistenza umana e cristiana a una crisi devastante

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greciaDi Daniele Rocchi

Nella Grecia che arranca a causa della crisi c’è anche chi corre ed è felice. Corre Lucas, ogni giorno, quando può e quando gli impegni scolastici glielo consentono. Lucas è un giovane autistico ospite della “Pammacaristos Children’s foundation”, il Centro di riabilitazione e di istruzione gestito, dal 1953, dalle suore della Congregazione “Pammacaristos Theotokos”, situata a Nea Makri, comune di Maratona, nell’Attica, a poco più di 40 chilometri da Atene. Lucas corre come fece Filippide, l’emerodromo, il messaggero, che proprio da questi luoghi, da Maratona partì di corsa verso Atene per dare agli ateniesi la notizia della vittoria contro l’esercito persiano. Celebri le sue parole “Nenikékamen” (abbiamo vinto), pronunciate prima di crollare al suolo morto, stremato dallo sforzo. Lucas corre ogni giorno e, dicono gli operatori del Centro, non si stanca mai, non crolla mai a terra, anzi, quando gareggia nelle Special Olympics vince medaglie. Lucas corre anche per i suoi compagni, oltre 230, che frequentano il Centro che ora a causa della crisi rischia di passare nelle mani dello Stato, per un destino incerto.

“I tagli operati dal Governo nel settore sanitario, soprattutto negli ultimi due anni hanno messo in ginocchio le famiglie – spiega suor Irini, la superiora della Congregazione che oggi conta solo 9 suore, tre delle quali molto anziane e invalide – ma noi cerchiamo di andare avanti comunque. Lo Stato ha ridotto i suoi finanziamenti al nostro Centro convenzionato del 60%. Gli oltre sessanta dipendenti tra insegnanti, medici e operatori non ricevono lo stipendio da cinque mesi ma, nonostante tutto, non perdono un giorno di lavoro, non scioperano e non protestano. Stiamo andando avanti con i nostri fondi e con donazioni ma non cediamo. Non vogliamo passare la mano allo Stato. Che ne sarà di questi giovani? Chi si occuperà di loro?”. La paura di un drastico ridimensionamento del Centro se dovesse passare in mano statale è tanta e suor Irini non la nasconde anzi, reagisce con forza a questa eventualità. “Lo Stato – racconta – ci ha già confiscato l’ospedale che avevamo ad Atene, con 200 posti letto e dove vi lavoravano 70 medici e circa 45 paramedici. Avrebbe dovuto, per questo, pagarci un affitto di 45mila euro al mese ma non ha mai versato un euro. Soldi che avremmo ridato indietro come tasse”. Altri presidi sanitari in tutto il Paese sono stati già accorpati o addirittura chiusi per ridurre le spese tagliando così i servizi ai cittadini. Sono sempre di più quelli che non accedono al servizio sanitario nazionale. E le assicurazioni private hanno prezzi inavvicinabili. Oggi in Grecia per farsi visitare in un ospedale bisogna pagare all’ingresso un ticket di 25 euro. A rimetterci maggiormente sono i più vulnerabili, bambini, disabili e anziani.

Suor Irini non cede allo sconforto e con orgoglio, insieme al direttore del “Pammacaristos Children’s foundation”, Filippos Kelemenis, mostra l’eccellenza del Centro dove sono passati dal 1953 ad oggi oltre 5mila giovani affetti da disabilità psichica e motoria. La sua Congregazione è stata la prima in Grecia ad avere l’autorizzazione statale per occuparsi delle persone diversamente abili. Oggi i laboratori di ceramica, di cucina, le aule di istruzione, il telaio, l’orto, sono pieni di ragazzi che lavorano e imparano a essere autonomi. Nel Centro vi sono anche classi per bimbi con e senza disabilità di età compresa tra i tre e i sei anni e una foresteria che accoglie permanentemente 25 ospiti, quelli che non hanno sostegno dalle famiglie, che sono stati abusati, o che sono a rischio povertà. “A volte la tentazione di arrendersi si fa sentire”, rivela la religiosa ma la prima a non credere alle sue parole è proprio lei. Sorride, guarda i bambini e aggiunge: “Bisogna correre, lottare, non arrendersi mai dinanzi alla fatica di ogni giorno. Non facciamo business qui – dice senza mezzi termini – ma cerchiamo di testimoniare il Vangelo servendo i più piccoli e i più indifesi. La crisi non guarda in faccia nessuno ma noi dobbiamo avere occhi e cuore per loro”. Lucas, che non ha lasciato mai un attimo la religiosa, le sorride. È la risposta migliore che le potesse dare. Poi, improvvisamente, alza la sua mano e la batte contro quella di suor Irini, come a dirle “dammi il cinque!”. Un gesto che ha il sapore di “Nenikékamen” (abbiamo vinto) di Filippide. Lucas corre, corre tutti i giorni al Centro di Nea Makri, e non crolla mai. Vince per sé e per gli altri suoi compagni. Per suor Irini che corre con lui. La crisi può attendere alla “Pammacaristos Children’s foundation”.

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