Grazie Lucia, il vero coraggio è metterci la faccia

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LuciaIl volto e il simbolo delle donne che decidono di dire “basta” e trovano la forza di ribellarsi. “Ringrazio il mio volto ferito che mi ha insegnato a credere di nuovo e di più in me stessa”, ha detto ieri, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, Lucia Annibali, l’avvocatessa pesarese di 36 anni sfregiata lo scorso 16 aprile con l’acido da due sicari ingaggiati dall’ex compagno. Una giovane donna che proprio ieri, dopo mesi di ospedale e otto interventi chirurgici di ricostruzione, ha deciso di mostrarsi in pubblico e ha ricevuto da Giorgio Napolitano l’onorificenza di cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana per “il coraggio, la determinazione, la dignità con cui ha reagito alle gravi conseguenze fisiche dell’ignobile aggressione subita”, si legge nella motivazione.
Possiamo immaginare il terrore, il dolore insopportabile per quel “fuoco” che ti divora la faccia, lo stordimento e poi la disperazione e il senso di estraneità – ribellione, rabbia, rifiuto – nel guardarsi allo specchio e vedere un’immagine orribile che non è più la tua. Non ti riconosci in quel povero volto sfigurato, eppure sai che d’ora in poi non sarà più come prima. “La tua condanna sarà lasciarti viva, ma ‘rovinata’ per sempre, così non potrai più essere di nessun altro…”. Colpire al cuore, annientare l’immagine più immediata dell’identità femminile.
Quale vendetta potrebbe essere più crudele e freddamente prederminata da un maschio fragile che si sente tradito e abbandonato?
Eppure, superato lo sgomento dei primi istanti, Lucia si è ribellata al suo carnefice e ha scelto la vita, ha deciso con tutte le sue forze di voler guarire. Dev’essere stato durissimo, a leggere il dolore composto racchiuso nell’immagine del suo volto dolce e gentile, diffusa ieri dai telegiornali. Ma pure il messaggio di speranza nell’inizio di una nuova vita, anche se ancora costellata di difficoltà. E di incoraggiamento per tutte le donne possibili vittime di violenze annunciate. Il coraggio della fragilità di fronte alla violenza cieca, il coraggio di metterci la faccia.

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