Grecia provata

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greciaDi Daniele Rocchi
Atene: nei negozi del centro, nelle strade più trafficate che ruotano intorno a piazza Syntagma, dove ha sede il Parlamento, si montano le luminarie in vista delle prossime feste natalizie. Le vetrine vengono rinnovate e riempite di nuovi prodotti. Ma il vestito della festa non calza più a una città, a un Paese provato da un triennio di memorandum della Troika (Ue, Bce e Fmi), con un tessuto sociale che si sfalda giorno dopo giorno a causa di una povertà galoppante che tocca adesso in modo particolare la classe media. Stipendi e pensioni sono stati decurtati con un impoverimento progressivo delle famiglie. I tagli operati dal Governo, anche in settori nevralgici come Sanità e Welfare, sembrano non bastare a garantire ad Atene un altro miliardo di euro che il premier Antonis Samaras attende per far fronte alle impellenti necessità greche. E l’11 gennaio 2014, 1,9 miliardi di euro in titoli di Stato andranno in scadenza e dovranno essere rimborsati. La crisi sembra avvolgere tutto e tutti – anche coloro che hanno la fortuna di avere ancora un lavoro – con la disoccupazione che lo scorso giugno ha toccato il 27,9%.
 
Ma in Grecia non aumenta solo la povertà. C’è un altro indice che cresce e contrasta la crisi. È la solidarietà che, sempre più spesso, ha il volto delle donne. Di diversa estrazione, fedi, culture e nazionalità stanno diventando il motore di un Paese che non vuole arrendersi. A Voula, diocesi di Atene, da cui dista solo 17 chilometri, popolare località balneare, è attiva la parrocchia dei Santi Apostoli, 300 famiglie, 90% delle quali straniere, retta dal parroco, di origine rumena, don Christian Gaspal. I locali della parrocchia sono ricavati in un villino donato da una famiglia americana al precedente parroco. C’è anche spazio per un salone dove si svolgono le attività caritative. Queste ultime ruotano attorno a un bazar, nel quale si vendono a prezzi molto bassi ogni genere di prodotti – dai vestiti ai generi alimentari fino ad articoli per la casa – e il ricavato serve per finanziare una mensa che offre un pasto a circa venti persone e a sostenere le suore di Madre Teresa e tanti indigenti e disoccupati. A tenere le fila delle attività caritative sono Elena, italiana da venti anni in Grecia, e Anna, un’inglese che ha cominciato a dare una mano dopo che il ristorante che gestiva con il marito ha chiuso per la crisi. “Nel nostro gruppo – spiega Elena – ci sono donne egiziane, libiche, rumene e greche. Siamo di fedi diverse, a unirci è la carità e dopo circa cinque anni di attività anche l’amicizia”. Il programma di aiuti della parrocchia si rivolge a tutti senza distinzione e prevede anche pacchi viveri e assistenza a coloro che voglio rientrare in patria. Dice, infatti, Anna: “Con la crisi molti lavoratori stranieri, soprattutto polacchi e albanesi, vogliono lasciare la Grecia e noi cerchiamo di aiutarli facilitando, con le loro ambasciate, le procedure per il rientro. A qualcuno abbiamo pagato le spese di viaggio”. Le attività della piccola parrocchia cattolica hanno pungolato le omologhe ortodosse che, da qualche tempo, hanno cominciato a fornire pasti e vestiti ai più poveri. Una rete di solidarietà impensabile fino a qualche tempo fa. Prossimo passo: attivare sinergie con Caritas Atene e Caritas Grecia. “La crisi – riconosce il parroco – ha rinsaldato legami e rafforzato la generosità del popolo. Ognuno offre quel che può e tutti si sentono responsabili”.
Dalle spiagge benestanti di Voula a Patrasso. Nel nord-ovest del Peloponneso, ad oltre 200 km da Atene, si trova Patrasso. Importante centro commerciale e porto trafficato, con traghetti per l’Italia, qui passano centinaia d’immigrati irregolari che cercano di raggiungere i Paesi Scandinavi per ottenere lo status di rifugiato. Phiby è una delle tante donne greche che per conto della parrocchia di sant’Andrea si occupa di immigrati. È appena tornata dalla locale stazione di polizia per visitare un giovane nigeriano in stato di fermo perché privo di documenti. Si è impegnata a trovargli un avvocato che possa seguire la pratica e sperare così in un rilascio. Come lei anche Luisa e Gabriella, italiane, e la francese Jacqueline. “Collaborano tutte con me nella Caritas parrocchiale”, afferma il parroco donGiorgio Dagas, greco di origine, che due anni fa è tornato da Londra proprio per stare accanto al suo popolo segnato dalla crisi. Oggi la piccola Caritas locale conta sedici volontari, quasi tutte donne. “Visitiamo i malati a casa e i carcerati, parliamo con le famiglie in difficoltà, raccogliamo vestiti e cibo, li distribuiamo. Così facendo vogliamo restituire un po’ di speranza e di fiducia soprattutto ai più giovani”. La rinascita del Paese, sembra dire don Giorgio, passa anche attraverso donne come Elena, Anna, Phiby, Gabriella, Luisa, Jacqueline e tante altre.

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