Gli allevatori di cozze si incontrano per lanciare il loro SOS dopo aver constatato i danni della bufera di San Martino, presente anche San Benedetto del Tronto

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Giulio UrbaniREGIONE – Sabato 23 novembre si sono riuniti ad Ancona presso la sala delle riunioni della COPEMO gli allevatori di mitili delle Marche ed Abruzzo
La riunione è stata autoconvocata dagli stessi allevatori data la gravità del momento.
Infatti a seguito delle mareggiate dell’11 e 12 novembre gli allevamenti hanno subito gravissimi danni.
Questo fatto è passato quasi inosservato in quanto i titolari sono potuti andare in mare, per controllare lo stato degli impianti, solo giovedì, e già di maltempo si parlava di meno, poi purtroppo c’è stato il violento nubifragio della Sardegna e delle Marche non si è parlato più.

Alla riunione erano presenti i rappresentanti dei 20 allevamenti del litorale delle 2 regioni suddette. Per San Benedetto era presente il biologo marino dr. Giulio Urbani in rappresentanza della soc. coop. Mitilpesca.
Questa cooperativa possiede due allevamenti uno nel tratto di mare antistante la Riserva naturale della Sentina, l’altro all’altezza di Massignano.
La cooperativa sambenedettese è una delle pochissime in Italia a produrre cozze biologiche certificate come tali, dunque un prodotto garantito di alta qualità.

Ad Ancona gli allevatori hanno raccontato e contato i danni : è emerso che la totalità degli allevamenti hanno perso tra il 50 e l’80% del prodotto. Questo implica grosse difficoltà economiche anche per gli anni prossimi in quanto gli impianti per tornare alla normale capacità produttiva impiegheranno tre o quattro anni. Infatti un allevamento di cozze produce anche il suo “seme” per l’anno seguente, quindi se un impianto che produceva 100 quest’anno a causa del maltempo produrrà 50 e avrà seme per produrre solo circa 60 nell’anno seguente, così si comprende che per tornare a produrre 100 occorrerà qualche anno.

Peggiore è il caso di alcuni allevamenti che, come quello di Porto d’Ascoli , hanno rotto gli ancoraggi perdendo non solo tutto il prodotto, ma anche le strutture su cui i mitili vengono messi a crescere.

Gli allevatori hanno deciso di interpellare l’assessorato regionale e le autorità competenti per far rilevare lo stato della situazione . Si chiedono infatti se esiste la possibilità di poter chiedere il risarcimento dei danni o per lo meno delle agevolazioni contributive che permettano alle aziende di rimanere a galla dopo la tempesta. Va tenuto presente che i danni ricadono interamente sugli allevatori in quanto per questo settore non esistono compagnie assicurative che accettino di stipulare polizze per il risarcimento dei danni da maltempo.

Per ottenere un risarcimento occorrerebbe che il Ministero delle politiche Agricole accogliesse una eventuale richiesta delle Regioni di sostenere con contributi a fondo perduto le aziende di allevamento mitili; il Ministero ,a seguito di detta domanda, potrebbe dichiarare l’esistenza del carattere di eccezionalità dell’evento calamitoso relativo alla mareggiata dell’11 novembre. Si parla di ministero delle politiche Agricole perché l’allevamento, pur svolgendosi in mare, rientra nel settore agricolo, dove – di fatto- non ha una grande voce in capitolo.

Come si vede la strada per ottenere dei contributi per il ripristino delle strutture danneggiate e quindi per ricominciare a lavorare è lunga e non semplice.
Gli allevatori, per questo, auspicano che la mareggiata venga riconosciuta come evento eccezionale e che nel frattempo, la Giunta regionale destini risorse per il ripristino degli impianti.

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