Ragazzi d’oggi e la ricerca di felicità… che è meno distante di quanto si pensi!

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giovani

Ma i nostri ragazzi e giovani sono davvero tutti persi?
Ce n’e’ qualcuno che si salva oppure no?
I recenti fatti di cronaca aprono uno spaccato non proprio rassicurante, ma chi è abituato a frequentare i ragazzi per lavoro, sa che non e’ sempre vero.
Ci sono ragazzi che sanno studiare, sanno divertirsi in modo sano, conciliando il proprio entusiasmo giovanile, il proprio essere esuberanti, con lo sport, la gioia di ritrovarsi insieme per una passeggiata, per un’attività in parrocchia, per crescere in modo salutare, divertente e sano, rispettando prima di tutto sé stessi e poi il prossimo.
Dai recenti fatti di cronaca apprendiamo che una certa contro educazione al disimpegno, al menefreghismo, all’auto edonismo, all’apparire, al consumare tutto e subito, sta alienando molte persone.
Queste persone pensano che sia possibile comprare tutto, basta avere soldi, ma il dramma del vuoto assordante di una propria inutile esistenza, che si cerca di soffocare, prima o poi riemerge.
Ciò si evince dai recenti omicidi o femminicidi, come pure dallo spaccato della baby-squillo, tanto per citare alcuni recenti casi di cronaca.
Ma che fanno i ragazzi, quelli “normali”? Dove vanno? Che famiglie hanno?
Fanno una vita che sfiora il banale, ma che oggi come oggi, dall’ordinarietà diventa straordinaria: vanno a dormire presto la sera, vanno a scuola cercando di capire e imparare il più possibile, tornano a casa, dove trovano un ambiente riunito intorno a un tavolo, con la televisione spenta, si raccontano la giornata, poi fanno i compiti, poi vanno in palestra, poi escono con gli amici, vanno in parrocchia e si…divertono.
è strano ciò? Una volta era una cosa normale, quando nelle famiglie si credeva che l’affetto è più importante dei soldi, quando papà e mamma erano quelli per sempre, quando il ragazzo o la ragazza era affidabile e “serio”, quando tra fidanzati il massimo era trascorrere ore ed ore non a far sesso, ma a chiacchierare o andando a visitare borghi o paesi o musei insieme.
Un mondo sparito?
No, un mondo evoluto, ossia in divenire, in trasformazione, come diceva Eraclito: “Tutto scorre, tutto diviene, tutto si trasforma”.
Dobbiamo adattarci nella nuova forma di vita, nel nuovo contesto, nella nuova società, ok, ma senza perdere di vista i valori autentici, sennò si va incontro all’alienazione, nessuno escluso.
Certo, chi ha il dono della fede, non è mai solo, è sempre accompagnato per mano, ha il coraggio di affrontare tutto, non ha mai paura.
Ma chi non ce l’ha? Costui avrà pure qualcuno che prega per lui, o no? Ci si chiede chi prega ancora oggi. I ragazzi? E’ loro la colpa se alcuni non hanno fiducia nell’avvenire? Se tutto appare oscuro e cupo?
No, non e’ la loro. Certo, noi adulti dovremmo sforzarci di lasciare il posto alle generazioni future, di favorire l’affrancamento dei giovani, invece , come si evince dalla società attuale, la maggioranza dei politici pensa solo ai propri interessi, come pure molti genitori, le famiglie sono in gran parte disgregate, non ci sono soldi, non c’è futuro.
Molti ragazzi non credono più a niente, si drogano, perché la cocaina dà l’effimero effetto di farcela, di essere insuperabili, di pensare positivamente, anche se per poco.
Che cosa fare? Non vogliamo fare i censori come Catone, pero’ vorremmo invitare ad un recupero dei valori.
Noi, come settimanale diocesano, vorremmo portare la speranza, contro ogni speranza, ma non come oppio dei popoli, come diceva qualcuno, bensì come speranza vera, voglia di fare, di farcela.
Una voglia che nasca da dentro, non da fuori.
Per farlo, c’e’ una ricetta, che ad es., potrebbe essere applicata a questo Natale: spendere poco, costruire da se’ i regalini per i cari, fare il Presepe, cucinare rispolverando le vecchie ricette della nonna o della trisavola, ritrovarsi a casa, in tante persone, con la tivu’ spenta, mai parlare di soldi, ascoltare chi ci e’ vicino.
Non è questa la felicita’? Il celebre “Canto di Natale”, reso anche film in animazione, ma tratto da una novella famosissima di Charles Dickens, potrebbe essere un bel film da rivedere al cinema o in DVD a casa, tutti insieme, al caldo.
Un’uscita, durante le feste, a vedere il Presepe Vivente di Grottammare o altri presepi o concerti o mostre proposti nelle parrocchie, alcuni sani divertimenti da praticare. Altro che cocaina! Che ridere, la felicita’ era a portata di mano e noi…non la vedevamo.

Susanna Faviani

Giornalista pubblicista dal '98 , ha scritto sul Corriere Adriatico per 10 anni, su l'Osservatore Romano , organo di stampa della Santa Sede per 5 anni e dal 2008 ad oggi scrive su L'Avvenire, quotidiano della CEI. E' Docente di Arte nella scuola secondaria di primo grado di Grottammare.

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