Papa Francesco “Gesù è il centro dei nostri desideri”

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Papa OmeliaDi Fabio Zavattaro

Il tempo, atmosferico, che stiamo vivendo ci porta nell’inverno.
I colori dell’autunno sembrano quasi accompagnarci verso giornate in cui la pioggia e la neve saranno di casa. Anche il tempo liturgico che stiamo vivendo è un passaggio. Abbiamo lasciato Gesù a Gerusalemme, e il brano del Vangelo di Luca, sorprendentemente, ci parla della crocifissione e della sua morte.
La fine del tempo ordinario ci porta, domenica prossima, nel tempo d’Avvento. Inizia così il cammino verso Betlemme, che è un po’ anche il nostro viaggio verso quella mangiatoia e quella nascita che ha cambiato la storia dell’uomo.
Forse non è un caso che prima d’iniziare in nostro pellegrinaggio verso Betlemme, e vederlo neonato, lo salutiamo, in questa domenica, come re dell’universo.
Certo una regalità del tutto diversa da quella terrena; mondana, se vogliamo utilizzare la parola di Papa Francesco. Luca ci fa riflettere con il suo racconto, perché ci porta già sulla croce, Gesù deriso; con uno dei due ladroni che gli domanda di salvare se stesso insieme a loro. Ma è proprio nella seconda parte del testo che scopriamo la radice di quella realtà che ci fa leggere la signoria di Gesù sulla storia e sul tempo, e ci fa capire come l’ultima parola non spetta alla morte, ma c’è un dopo che illumina di speranza la nostra vita. Le prime parole del secondo ladrone stanno proprio a significare questo: “Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena?”.
Il secondo ladrone in qualche modo simboleggia l’umanità peccatrice che si rivolge al Signore e chiede speranza, perdono. E la promessa di Gesù al buon ladrone, afferma Papa Francesco, “ci dà una grande speranza: ci dice che la grazia di Dio è sempre più abbondante della preghiera che l’ha domandata”. Gli chiedi di ricordarsi di te, “e ti porta nel suo Regno”.
Gesù – afferma ancora il Papa – “è proprio il centro dei nostri desideri di gioia e di salvezza”; è “il centro della creazione”; e noi dobbiamo accogliere nella vita questa sua centralità, così “i nostri pensieri saranno pensieri cristiani, pensieri di Cristo.
Le nostre opere saranno opere cristiane, opere di Cristo, le nostre parole saranno parole cristiane, parole di Cristo. Invece, quando si perde questo centro, perché lo si sostituisce con qualcosa d’altro, ne derivano soltanto dei danni, per l’ambiente attorno a noi e per l’uomo stesso”.
Fermiamoci ora alla risposta di Gesù al secondo ladrone: “Oggi – gli dice – con me sarai nel paradiso”. Oggi, non domani o tra un mese. L’oggi di Gesù è un tempo sicuro, abitato dalla speranza, aperto al perdono e alla misericordia. Sa che l’uomo a lui vicino sulla croce – l’immagine del prossimo, se vogliamo – è un peccatore e la sua colpa lo ha portato a essere crocifisso. Ma nel momento in cui il suo compagno di malefatte chiede al Signore di andare contro i disegni del Padre, lui coglie la novità dell’incontro con l’uomo che sembra sconfitto. Cristo, afferma ancora Francesco, “è centro del popolo di Dio” ed “è il centro della storia dell’umanità, e anche il centro della storia di ogni uomo”.
Citando l’incipit della Costituzione conciliare “Gaudium et spes” Francesco dice che proprio a Cristo “possiamo riferire le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di cui è intessuta la nostra vita”.

Perché quando Gesù è al centro, “anche i momenti più bui della nostra esistenza si illuminano”. In quell’“oggi sarai con me in paradiso” vediamo non la condanna ma il perdono, dopo la richiesta: “Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”.
Quando l’uomo trova il coraggio di chiedere perdono, il Signore non lascia mai cadere la richiesta. Il Papa invita, all’Angelus, a pensare alla nostra storia, al nostro cammino.
Storia fatta anche di sbagli, peccati, di momenti felici e momenti bui.
Ci farà bene, dice Francesco, “pensare alla nostra storia, e guardare Gesù, e dal cuore ripetergli tante volte, ma con il cuore, in silenzio, ognuno di noi: ricordati di me, Signore, adesso che sei nel tuo Regno”.

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