La marcia trionfale della gender-theory

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genderLa teoria del “gender” avanza a passi da gigante.
In Bangladesh i transessuali (“hijras” il termine locale con cui vengono definiti) sono stati riconosciuti ufficialmente come tali: cioè né maschi, né femmine.
E ciò comparirà anche sui documenti ufficiali (passaporti, carte d’identità ecc.).
La notizia viene considerata una “vittoria” contro l’oscurantismo di chi insiste nel considerare la natura una madre saggia, che ci dona di essere o maschi o femmine. Niente affatto! Anzi, le cose peggiorano quando si apprende che la Germania, dal 1° novembre, ha deciso di permettere ai genitori di registrare all’anagrafe un neonato senza specificarne il sesso, lasciandolo come indeterminato.
Questo fino al momento in cui, crescendo, “non sarà pronto a sceglierlo in prima persona”.
La cosa appare sconcertante: al momento del parto non conterà più constatare “de visu” se sia nato un bel maschietto o una bellissima femminuccia.
Quello “che si vede” non è la realtà, bensì un’illusione ottica.
Vedete un maschio? Potrebbe voler essere una femmina.
Vedete una femmina? Potrebbe voler diventare una transgender. Quindi i genitori stiano bene attenti a non conculcare in qualche modo l’identità futura del loro figlio/a indeterminato. Si guardino bene dal chiamarlo Carlo e Maria, perché compirebbero una violenza psicologica. Anzi, farebbero un’aperta discriminazione alla futura libertà di scelta sessuale del loro infante indeterminato. E di conseguenza, niente vestitini maschili o femminili, niente partite di pallone o raccolta di bambole: solo giochi neutri (!).
Se non fosse una cosa triste, dovremmo dire che il mondo è impazzito. Ma guai a pensarlo! Saremmo retrogradi, sorpassati, non in linea con la gender-theory che impazza negli organismi internazionali. E allora, con buona pace del Creatore che “maschio e femmina li creò”, rassegniamoci: siamo davanti a una prospettiva di indeterminazione identitaria collettiva, per lo più garantita per legge. Fra un po’ se un papà inciterà il figlio “indeterminato” a seguire una partita di pallone, potrà venire incriminato per “violenza di genere”, perché – non si sa mai – quel maschietto un domani potrebbe voler diventare una femmina che preferisce… l’ombretto. Con buona pace della ragione… Anche semplicemente pratica.

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