Pedofilia declassata: brutto scivolone

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violenza bambinoDi Emanuela Vinai

Ciò che non è catalogato non esiste. Ciò che viene eliminato dal catalogo cessa di esistere. Solo che qui non si parla di francobolli, ma di pedofilia. L’autorevole e potentissima associazione degli psichiatri americani (Apa) aveva messo nero su bianco nell’ultima edizione del suo manuale che “il desiderio sessuale verso i bambini è un orientamento” e non più un disordine. Già nel precedente “Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders” – il celebre Dsm4 -, la pedofilia era stata declassata da “malattia” a “disordine”, ma oggi, dieci anni dopo, l’associazione degli psichiatri si produce in un triplo salto carpiato e arriva a declassarla a semplice “orientamento” al pari di altri. Normale amministrazione nell’anarchia della sessualità. A fronte della massiccia levata di scudi sollevata da varie associazioni e da una parte dell’ambiente medico, l’Apa ha pubblicato un’imbarazzata rettifica in cui parla di “errore di testo in correzione nel disturbo pedofilico”.
Secondo il testo divulgato pochi giorni fa “il nome del disturbo è stato cambiato da ‘pedofilia’ a ‘disturbo pedofilico’ per mantenere la coerenza con altri elenchi di disturbi nel capitolo. ‘Orientamento sessuale’ non è un termine usato nei criteri diagnostici per il disturbo pedofilico e il suo utilizzo nella discussione del testo Dsm-5 è un errore e dev’esser letto ‘interesse sessuale’”.
E poco oltre aggiunge: “L’Apa considera il disturbo pedofilico una ‘parafilìa’, non un ‘orientamento sessuale’. L’errore verrà corretto nella versione elettronica del Dsm-5 e nella successiva stampa del manuale. L’Apa rimane salda dietro gli sforzi per perseguire penalmente chi abusi sessualmente e sfrutti i bambini e gli adolescenti. Sosteniamo inoltre gli sforzi costanti per lo sviluppo di trattamenti per le persone con disturbo pedofilico, con l’obiettivo di prevenire futuri atti di abuso”.
Sarà, ma non si può fare a meno di notare i toni esultanti con cui gli estremisti hanno salutato la “destigmatizzazione della pedofilia”, e certe innovazioni lessicali paiono fatte apposta per attuare una rivoluzione culturale attraverso la modifica della percezione della pedofilia nella società occidentale. Si vuole aprire un vaso di Pandora destinato a pessimi risultati. “Un errore gravissimo, frutto di pressioni ideologiche” non ha esitato a definirlo lo psichiatra Tonino Cantelmi, aggiungendo che è necessario mantenere la pedofilia “all’interno delle inaccettabili perversioni. qualunque sfumatura è confusiva”.
Appunto, la confusione. È necessario mantenere alta l’attenzione su questi avvenimenti che, per lo più, finiscono per essere classificati come un mero problema di definizione per specialisti, che così possono avvalersi di termini distinti per meglio inquadrare una patologia e quindi una terapia. Ma ricordiamo che la rivoluzione antropologica passa sempre attraverso un grimaldello linguistico. E non sarebbe la prima volta che si assiste a un inesorabile quanto silenzioso “scivolamento” dalla terminologia psichiatrica che precede un’affrancatura scientifica che poi confluisce in un’approvazione giuridica, politica e sociale. In eccesso di giustificazionismo, il passo dal lettino dello psichiatra all’aula di giustizia è più breve di quello che si pensi.

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