Monastero delle Passioniste, la voce delle “suorine” e dei fedeli ripani

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Le suore durante la messa del mattino
Le suore durante la messa del mattino

RIPATRANSONE – Può la comunità Ripana permettere che il Convento, da sempre considerato un importante punto di riferimento, possa essere chiuso?
Va ancora avanti la questione spinosa del trasferimento delle quattro suore passioniste: Madre Angelica, Sorella Crocifissa, Sorella Addolorata e Sorella Teresa.
Come racconta una delle suore:”Quindici giorni prima della comunicazione del nostro trasferimento ci era stato chiesto se avessimo voluto trasferirci nel convento di Tarquinia per i mesi invernali, ma noi non abbiamo voluto perché non sentivamo questa esigenza, stiamo bene qui, non sentiamo freddo, non ci manca niente.
Poi, dopo due settimane, è venuta la presidente che ci ha letto il decreto del nostro trasferimento, la notizia ci ha paralizzato e ci ha costretto ad un atto di obbedienza forzato. Dovevano venire a prenderci il 4 novembre per ripartire il 6, ma sono arrivate all’improvviso la sera prima”.

Quello stesso giorno però, il 3 novembre, durante la messa, è successo un piccolo miracolo:” Io credo – continua la suora – nella potenza di Dio e nelle parole di Padre Pasquale che durante l’omelia della messa del 3 novembre ha detto che la Serva di Dio sr Addolorata ha offerto la sua vita per questo monastero e infatti, proprio durante la messa, è arrivato don Gianluca della parrocchia di Ripatransone, che ha portato a tutti i fedeli la comunicazione del Vescovo Gervasio Gestori e cioè che, per il momento, saremmo rimaste a Ripatransone”.

Le suore Passioniste di Ripatransone  vivono ancora secondo la vecchia Regola che esse stesse chiesero alla Santa Sede di poter mantenere, per loro non è, come si potrebbe pensare, un problema, perché sono abituate così; ma ci tengono a precisare che per le  eventuali nuove “leve” non avrebbero problemi ad andare loro incontro con una Regola meno rigida.
Queste suore sono un importante punto di riferimento, per i fedeli ripani e non solo, perché spesso arrivano telefonate da tutta l’Italia e qualcuna anche dall’estero, persone disperate che chiedono un sostegno nella preghiera, e le suore non mancano mai di affidare queste sofferenze alla Serva di Dio suor Addolorata, il cui corpo riposa nella chiesa, ed è meta di molti pellegrinaggi, e la cui causa di beatificazione subirebbe un rallentamento in caso di chiusura del convento; a tale proposito pubblichiamo una mail mandata da un ragazzo del Nord che ringrazia le suore per la grazia ricevuta: “Care suore, mi chiamo Andrea Filippi e ho 24 anni. In questo brutto anno ho avuto un problema enorme di salute, grazie alla preghiera mi sono rinforzato e grazie alle vostre preghiere ho avuto un enorme conforto e fiducia in me. Ora posso solo ringraziarvi tramite una lettera ma quando avrò la possibilità lo farò di persona. Siete delle persone speciali.
Anche pur non conoscendomi siete venute a conoscenza della mia situazione grazie a due persone magnifiche, e avete pregato per salvarmi. Io vi sarò sempre grato per tutte le preghiere che fate perché solo voi col vostro spirito siete in grado di arrivare al Signore e aiutare un sacco di persone. Continuate a pregare per tutti. Un grazie di cuore vi voglio bene. Andrea”.

Ultimamente il numero delle persone che frequentano il convento è aumentato, i fedeli si sono stretti intorno alle loro “suorine” alle quali non hanno mai fatto e non faranno mai mancare amore, cibo e calore, non le lasciano mai sole.
Le suore sono anziane ma ancora autosufficienti e in grado di badare a se stesse e comunque per qualsiasi evenienza possono contare sull’aiuto di tante persone, il comune di Ripatransone inoltre ha messo a disposizione del convento per un certo numero di ore una donna per le pulizie per coadiuvarle nei lavori di casa.
Nell’attesa di nuovi sviluppi, i fedeli affidano le loro preghiere alla Serva di Dio sr Addolorata affinché le suore possano rimanere con chi le ha sempre amate per la loro capacità di donare ascolto, conforto, preghiera, sollievo o un gesto di carità concreta, come il cibo, nessun bisognoso è mai andato via dal convento a mani vuote, e si spera anzi che la comunità possa crescere visto che ci sono altre suore pronte a trasferirsi nel monastero quando esso avrà ottenuto l’autonomia.

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