Il Vescovo Gestori ha incontrato i delegati della nostra Diocesi per il secondo Convegno Ecclesiale Marchigiano.

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DIOCESI – Mancano ormai pochi giorni al Secondo Convegno Ecclesiale Marchigiano, che si terrà a Loreto dal 22 al 24 Novembre. Mentre i preparativi si apprestano alla conclusione, il Vescovo Gervasio ha voluto incontrare i delegati diocesani per invitarli a riflettere sul senso della loro partecipazione al Convegno, che ha per tema il “vivere e trasmettere la fede oggi nelle Marche”.

“Oggi si sente spesso parlare di una Chiesa che deve essere credibile, persuasiva, profetica” ha affermato il Vescovo durante l’incontro. “Ma questi termini, se presi alla lettera e valutati in termini di risultato, rischiano di cadere nel vuoto. Se pensiamo alla vita di Cristo, possiamo forse negare che sia stato credibile, persuasivo o che sia stato un profeta? Eppure quanti gli hanno creduto, quanti si sono lasciati persuadere, quanti lo hanno riconosciuto come profeta? Dobbiamo piuttosto applicare questi aggettivi a noi stessi, per ricordarci che quello che ci è chiesto, nel Convegno e nella vita della Chiesa è essere testimoni. Dovremmo chiederci: noi siamo credenti? Siamo persuasi? Siamo profeti? E, poiché alla Chiesa è chiesto di essere santa, noi siamo santi?”

“Dobbiamo poi ricordare che testimoniare per noi non significa essere apologeti, difendere all’estremo il nostro punto di vista, muovendoci su un livello puramente intellettuale. Testimoniare la fede è essere capaci di vivere da cristiani. Non semplicemente di vivere rettamente, ma di farlo con gioia. E allora chiediamoci anche: siamo vivi? Siamo gioiosamente viventi? Allora possiamo essere quei testimoni di cui, come disse Paolo VI, il mondo ha tanto bisogno.”

Anche Don Gianni Croci, in un suo intervento, ha ricordato l’importanza di essere testimoni credibili piuttosto che maestri, di mettere a disposizione dell’altro la propria esperienza con umiltà e senza trarne vanto. “Quello che la Chiesa Marchigiana desidera dall’esperienza del Convegno, che è una vera e propria esperienza di Chiesa, è l’avvio di una pastorale integrata, la quale non può di certo esaurirsi nel tempo e negli atti del Convegno. Per questo al Convegno dovrà far seguito un’azione concreta per vivere la comunione che si desidera raggiungere.”

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