Stipendi pubblici pazzeschi

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quirinaleNel giorno in cui il presidente dell’Inps lancia un allarme sulla “sostenibilità” del sistema pensionistico (“Bambole non c’è una lira”, avrebbe detto Tino Scotti sui palcoscenici del dopoguerra), l’autorevole Ocse ci fa invece sapere che un ristretto gruppo di top manager pubblici italiani guadagna mediamente 650mila dollari l’anno (“Alla faccia del bicarbonato di sodio”, avrebbe commentato, con malcelato stupore, Totò, altro grande dello spettacolo nostrano). Circa mezzo milione di euro ogni 12 mesi! Più del doppio di colleghi non meno blasonati, fra cui statunitensi, tedeschi, inglesi, francesi, neozelandesi e che dir si voglia.
La notizia viene dal rapporto “Government at a Glance”, che va inquadrato con qualche specificazione: i dati sono del 2011, ossia prima della stretta imposta dalla legge sugli stipendi d’oro; i ministeri controllati sono solo 6, ossia quelli comparabili con i 34 Stati Ocse; la cifra è, “bontà loro” (e qui chiamiamo in causa Maurizio Costanzo), al lordo dei contributi…
Resta il fatto che si tratta di tanti, troppi soldi. E dunque viene da domandarsi se sia normale, giusto, adeguato, opportuno, meritato uno stipendio simile.
È populismo questo? No, semmai questi fatti alimentano la sana indignazione popolare. Sulla quale, poi, s’innesta la degenerazione populista. E sorge, in parallelo, una sana richiesta di chiarimenti, e ci sono semplici obiezioni che giungono dal buon senso, specialmente in questa fase di crisi pesante, che porta nelle case degli italiani “normali” redditi ridotti, difficoltà ad arrivare alla fine del mese, disoccupazione. Altro che 650mila dollari!
Si potrebbe ancora obiettare che a fronte di tali assegni non corrisponde una struttura pubblica all’altezza delle necessità del Paese: ci sono i ministeri, ma ci sono anche i super stipendiati delle Ferrovie, dell’Alitalia, della Rai… Ovvio, non tutte le colpe si possono imputare ai “senior manager”, ma le responsabilità finali non sono forse di chi comanda? Non è chi sta in cima che è anzitutto chiamato a render conto?
Ecco, il buon “contabile” non è solo chi “sa far di conto”, ma chi “rende conto”: in questo caso, chi rende conto ai cittadini italiani?

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