La vita eterna è altra

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AngelusDi Fabio Zavattaro

Gesù è alla fine del viaggio verso Gerusalemme, che Luca ci ha raccontato attraverso le parole, i gesti compiuti.
È giunto nella città che lo vedrà condannato, morto in croce. Viaggio fatto anche d’incomprensioni, incredulità, sconfitte. Le sue parole hanno colpito, convinto, cambiato; ma hanno anche messo in difficoltà le coscienze. Nel suo cammino verso la città santa ha guarito anche di sabato, ha mangiato nelle case dei peccatori. Nell’episodio che Luca racconta questa domenica c’è una domanda che prima di tutto vuole essere occasione per mettere in cattiva luce il Signore, come già accaduto in altre circostanze; un modo per cercare di coglierlo in contrasto con la legge di Mosè.

Si trova tra due fazioni, due partiti politici e religiosi, che hanno una diversa visione della risurrezione: i sadducei, il partito dei sacerdoti custodi del culto, non credono sia possibile e si rifanno ai primi cinque libri delle scritture ebraiche. I farisei sono invece di tutt’altra opinione. E dunque la domanda che i primi pongono a Gesù è di quelle che possono “ridicolizzare la fede nella risurrezione dei morti”, ricorda Papa Francesco all’Angelus.
In questa domenica Francesco prega per le persone morte nel “tremendo tifone” che ha colpito le Filippine e la regione; e ripete la sua condanna verso ogni forma di odio e d’intolleranza, ricordando il settantacinquesimo anniversario della “notte dei cristalli”, le violenze consumate contro gli ebrei, “triste passo verso la tragedia della Shoah, rinnovando così “vicinanza e solidarietà” con il popolo ebraico, i nostri fratelli maggiori, per usare l’espressione di Giovanni Paolo II.
Ma torniamo al racconto e alla domanda che i sadducei pongono a Gesù: una donna ha avuto sette mariti, morti uno dopo l’altro; dopo la sua morte di chi sarà moglie quella donna? Ecco la mentalità mondana dietro a questa domanda, perché “la vita dopo la morte non ha gli stessi parametri di quella terrena. La vita eterna è un’altra vita, in un’altra dimensione dove, tra l’altro, non ci sarà più il matrimonio, che è legato alla nostra esistenza in questo mondo. I risorti – dice Gesù – saranno come gli angeli, e vivranno in uno stato diverso, che ora non possiamo sperimentare e nemmeno immaginare”.
Già i primi cristiani avevano capito quanto fosse diverso il modo di pensare rispetto al mondo, come leggiamo nel testo della seconda metà del secondo secolo chiamato “a Diogneto”: il cristiano vive come forestiero nella propria patria e “ogni patria straniera è la loro patria e ogni patria è a loro straniera” perché “dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo”. Così ricorda il Papa “non è questa vita a fare da riferimento all’eternità, all’altra vita, quella che ci aspetta, ma è l’eternità, quella vita, a illuminare e dare speranza alla vita terrena di ciascuno di noi”. La risposta di Gesù trae forza proprio dalle scritture di quel popolo abituato a camminare con accanto il Signore, come nel deserto, come nell’attraversare il mare. È il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, un Dio che ha stretto un legame forte con il suo popolo. Per questo, dice Francesco all’Angelus, il “nome di Dio è legato ai nomi degli uomini e delle donne con cui lui si lega, e questo legame è più forte della morte. E noi possiamo dire anche del rapporto di Dio con noi, con ognuno di noi: lui è il nostro Dio”. È come “se lui portasse il nostro nome”. Ecco il senso dell’alleanza, di un Dio che “non è dei morti, ma dei viventi”. E, allora, la vita che ci attende, la vita eterna “non è un semplice abbellimento di questa attuale: essa supera la nostra immaginazione, perché Dio ci stupisce continuamente con il suo amore e con la sua misericordia”. Una risposta che è l’opposto di quanto pensavano i sadducei; con occhio umano “siamo portati a dire che il cammino dell’uomo va dalla vita verso la morte”. Ma Gesù “capovolge questa prospettiva e afferma che il nostro pellegrinaggio va dalla morte alla vita: la vita piena”. Quindi “la morte sta dietro, alle spalle, non davanti a noi. Davanti a noi sta il Dio dei viventi, il Dio dell’alleanza”. Davanti a noi sta “la definitiva sconfitta del peccato e della morte, l’inizio di un nuovo tempo di gioia e di luce senza fine”.

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