Sorpresa Censis: Gli italiani? Tutti più francescani…

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Le persone
Giovanni Pasqualin Traversa
Italiani più buoni? Forse, ma è altruismo autentico o solo una fase di stallo dell’egoismo dovuto alla stanchezza e al logorio della competizione? E quanto c’entrano l’elezione di Papa Francesco e la crisi in corso? A chiederselo sono stati ieri pomeriggio a Roma Massimo Franco, editorialista del Corriere della Sera; Goffredo Fofi, saggista e critico cinematografico; Giuseppe De Rita, fondatore e presidente del Censis che ha ospitato il dibattito. Occasione, l’indagine “I valori degli italiani 2013. Il ritorno del pendolo”, elaborata dall’Istituto e presentata dal ricercatore Giulio De Rita.
Occasioni sprecate. Nella società italiana, afferma il Censis, si sta diffondendo una sorta di “papafrancescanesimo” e aumenta la voglia di altruismo. La figura del Pontefice “sta risvegliando in molti l’interesse non solo per la fede, ma più in generale per la vita spirituale”, e “il gusto per una certa frugalità nei consumi”. Per Massimo Franco, il consenso suscitato da Papa Francesco è spiegabile con il fatto che il Pontefice “rappresenta quella figura ‘paterna’ che oggi manca”. L’editorialista del Corriere della Sera rileva nello studio del Censis la “presa di coscienza di una stagione di occasioni sprecate” e il rischio di una “sindrome da scorciatoia”, ossia “la tendenza a ritenere che con una nuova leadership le cose si possano mettere a posto”. Riferendosi al Napolitano bis, Franco sottolinea che “nessun esponente è riuscito a ‘coalizzare’ una coalizione che lo portasse ad essere eletto, e questo dimostra il deficit di legittimazione di tutta la classe politica della seconda Repubblica”. Il problema vero dell’Italia, aggiunge, “non sono i giovani”, che anzi costituiscono una preziosa risorsa, ma “una classe adulta viziata e abituata a vivere di rendita”.
Politica “morta”. Di Paese “in piena decadenza” e di “mutazione velocissima” che crea “spaesamento” e “spossessamento” parla Goffredo Fofi. La politica è “morta”, il conflitto “assente” e si cerca “solo il consenso”, mentre gruppi e associazioni, insieme con le minoranze organizzate, “sono la vera risorsa del Paese da cui occorre ripartire”. Gravi anche le responsabilità della cultura: “Oggi – avverte – manca la tensione civile dei grandi artisti e intellettuali del passato che si sentivano responsabili anche della cosa pubblica”. Eppure, secondo il Censis, la società italiana sembra avere, “anche se in forma potenziale, da attivare”, le energie per un’inversione di rotta valoriale. Il 29,5% degli italiani afferma di essere contento di aiutare chi si trovi in difficoltà; il 40% si dice “molto disponibile a fare visita agli ammalati”; più del 36% pronto a rendersi disponibile in caso di calamità naturale “per contribuire al bene comune”. Forte l’amore per le persone vicine: l’80% degli italiani afferma di “amare moltissimo” i propri familiari, il 64% il proprio partner.
Rappresentati da nessuno. “La società sembra migliorata rispetto a vent’anni fa: siamo più francescani, più altruisti e attenti agli altri, ma dov’è che le persone fanno gruppo, aggregazione, coltivano speranze di vita?”. A porre l’interrogativo è Giuseppe De Rita. “I temi comunitari – dice – nascono dalle tensioni: se ci sono tensioni mi schiero, altrimenti no”; oggi invece manca la tensione “sana” che “attiva la propensione a stare insieme”. Troppo facile e scontato lo “sport popolare dell’indignarsi nei confronti della Pubblica amministrazione”, mentre l’indignazione e la protesta contro la criminalità organizzata o l’evasione fiscale “non si aggregano e non diventano denuncia”. “Il 67% degli italiani non si sente rappresentato da nessuno”, incalza De Rita ritornando sull’elezione del capo dello Stato, emblematica di questa mancanza di “riferimento ‘paterno’, di figura di ‘‘pastore del gregge’ che dia il senso dello stare insieme”, e avvenuta in un clima di “distruzione di ogni autorità”. Eppure, di fronte alla crisi l’Italia “è tutt’altro che spenta”. L’85% dei cittadini si dice preoccupato e il 71% indignato, ma solo il 26,5% frustrato e il 13% disperato. Al contrario, il 59% degli italiani “si sente vitale” e nel Paese “si prepara una reazione al degrado antropologico” che aspetta solo di “essere incanalata e condotta”.

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