Povertà e web

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BillDi Paolo Bustaffa
“Amo l’Information Technology ma quando si tratta di migliorare le vite degli esseri umani serve assai più battersi contro la malnutrizione infantile”. Così William Henry Gates, meglio noto come Bill Gates, co-fondatore di Microsoft ha rilanciato nell’intervista rilasciata in questi giorni al “Financial Times” una provocazione al mondo del web e non solo. Immediate le repliche e subito in rete le domande sulla sensibilità umanitaria del miliardario Gates, che peraltro dal 1997 è a capo, con la moglie, di una fondazione che dona ogni anno 4 miliardi di dollari per contribuire all’assistenza sanitaria dei bambini nel Terzo Mondo.
Si è riaperto il confronto tra diverse scuole di pensiero e, concretamente, tra due imprenditorie digitali quali sono Microsoft e Facebook, sul ruolo delle nuove tecnologie nella costruzione di un mondo migliore.
Si è anche riacceso lo scontro tra quei poteri forti, anzi fortissimi, che si contendono il controllo mondiale della società, dell’economia e della politica.
A un diffuso delirio di onnipotenza, di cui lo scandalo Nsa è solo un segnale, qualcuno risponde richiamando la necessità di un ridimensionamento dei Signori dell’Universo.
Questo qualcuno però non è solo Bill Gates, che conoscendo perfettamente le strategie della Silicon Valley si è messo in mente di indirizzarle con più tempestività ed efficacia verso il bene dell’umanità.
E il bene dell’umanità, dice Gates come altri hanno detto prima di lui, è fatto soprattutto dai bambini e dei ragazzi dei Paesi più poveri e per realizzare questo bene occorre che le connessioni non distraggano pensieri e impegni ma contribuiscano a rendere più efficaci e tempestive le relazioni d’aiuto.
Non mancano e non mancheranno giudizi contrastanti sul piano tecnologico e su quello economico.
Ad esempio Andrew Blum, un guru del web, afferma che il fondatore di Microsoft intende “riportare l’Information Technology alle sue reali dimensioni” mentre Edmond Phelps, premio Nobel 2006, pensa che Gates “ha torto perché Internet è l’unico strumento che permette a tutti di contribuire all’economia del Pianeta”.
Il dibattito, in corso da anni, merita di essere seguito con competenza e saggezza perché l’uso non pensato delle nuove tecnologie potrebbe lasciare spazio al rischio o all’incubo di un uomo senza umanità.
Il confronto è tra tecnocentrismo e antropocentrismo, tra due modi diversi di intendere le priorità sociali di questo tempo e di questo mondo.
In questo contesto Bill Gates rilancia una riflessione sulla tragica situazione in cui si trovano i bambini dei Paesi poveri o, più precisamente, impoveriti dai Paesi ricchi.
Il fondatore di Microsoft non è il solo e non è neppure il primo a scuotere le coscienze su queste tragedie. Le sue parole riportano comunque alla memoria tante storie di amore per i bambini delle periferie del mondo, riportano alla memoria le denunce e gli appelli accorati di papa Francesco e dei suoi predecessori, riportano alla memoria la dedizione di missionari e missionarie, riportano alla memoria gli interventi diplomatici dei nunzi apostolici, riportano alla memoria le voci politiche che si sono levate nei consessi internazionali per chiedere un diverso ordine politico-economico mondiale. Riportano alla memoria tante piccole bare bianche e tanti corpicini nella sabbia di un deserto.
Anche noi, come il critico economista Edmund Phelps, ammettiamo di avere provato “molto interesse e altrettanta sorpresa” nel leggere sul “Financial Times” un’intervista che richiama il tradimento della speranza e chiede ai media e all’opinione pubblica di non rimuoverla.
I messaggi mediatici sono però sempre da decifrare con attenzione e per questo motivo è bene fermarsi a cogliere nelle parole di Bill Gates anche solo un appello in più per salvare i bambini, cioè per salvare il futuro. E questo non è poco.

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