La domenica degli atei con canti e prediche Il grande assente è Dio

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assemblea personeDi Silvia Guzzaetti

La formula è quella della “Sunday assembly”, una “messa” laica che sta avendo un certo successo nel Regno Unito e in tutto il mondo. Il segreto è la capacità di generare relazioni in un Regno Unito dove ormai metà delle persone, secondo uno studio di questi giorni, soffre di solitudine.

Prediche, canti e letture. Sono perlopiù trentenni e quarantenni, ben vestiti, giovani professionisti dall’aria intellettuale, a riempire la sala del Bright Helm Centre, un centro sociale di Brighton, sulla costa sud inglese per la seconda “messa atea” di quest’anno. “Alla prima, a settembre, abbiamo avuto 200 persone”, spiega Joanna McQueen, infermiera, 39 anni, una delle organizzatrici. A cominciare la serata, con una piccola predica, è il cabarettista Sanderson Jones: “Vogliamo aiutarvi a vivere questa vita il più pienamente possibile perché il nostro motto è ‘Vivi meglio, aiuta spesso e meravigliati di più’”.

Il tema è il gioco. E allora si parte. Con una piccola banda che suona canzoni piene del ritmo della vita come “Happy days” e “We are young, we are free” che servono a rompere il ghiaccio. Qui, infatti, la maggior parte delle persone non si conosce e molti arrivano e si siedono da soli. Gli organizzatori dividono i partecipanti a coppie. Si battono le mani sulle ginocchia e le si sollevano scegliendo se girarle a destra o a sinistra. Quando la direzione dei due compagni è la stessa, allora le quattro mani si devono incontrare davanti, con un bello schiocco e ci si guarda negli occhi per conoscersi meglio e sentirsi vicini. Dopo il gioco, una lettura sul personaggio di Pollyanna che comunica – a parere degli organizzatori – l’importanza di trovare un aspetto positivo in ogni cosa. Segue una pausa silenziosa di qualche minuto. La serata si conclude con l’invito a non mancare l’appuntamento del prossimo mese.

Per vincere la solitudine. “Proprio da una necessità di vincere l’isolamento e dare vita a una comunità nasce la Sunday assembly – racconta ancora Joanna -. La solitudine è uno dei problemi più grossi della società britannica di oggi e noi cerchiamo di vincerla offrendo alle persone un posto per incontrarsi”. “Fino ad oggi sono state le chiese l’unico luogo dove ci si può incontrare senza avere necessariamente un interesse comune o un’attività da fare insieme come capita nei vari club e nelle charities britanniche nate per favorire uno sport o un’attività di volontariato”, spiega Simon Clare, ingegnere civile, 35 anni, anche lui uno degli organizzatori. “Per molte persone che non credono in Dio e non amano la religione – precisa serioso – il nostro format ripropone proprio la messa cristiana con predica, canti e qualche minuto di contemplazione”.

Un tour in tutto il mondo. è una formula che sta funzionando se i fondatori, gli attori Pippa Evans e Sanderson Jones, sono appena partiti per un tour in 40 città che li porterà in tutto il mondo, da Edimburgo a Dublino, da New York a Chicago, da San Francisco a Vancouver, a Sydney e Belfast. “Eravamo in auto diretti a una serata di cabaret – spiega Jones -. Pippa mi raccontava come le mancasse la chiesa che aveva frequentato da adolescente, mentre io sentivo la necessità di celebrare il fatto di essere vivo che mi meraviglia e entusiasma sempre”. Nacque così la prima “Assemblea della domenica”, in una vecchia chiesa, a Islington, quartiere del Nord di Londra. Nel Paese più secolarizzato del mondo l’“Assemblea della domenica” si offre come la prima funzione rigorosamente senza Dio, eppure “tollerante” verso i cristiani, alcuni dei quali sono anche tra gli organizzatori.

Anche i cristiani partecipano. Anita Mersden, 31 anni, psicologa, frequenta anche la Chiesa d’Inghilterra oltre che le messe atee. “Mi piace la capacità dell’Assemblea della domenica di attirare centinaia di persone e generare un senso di comunità. C’è molta gente che vuole rendere questo mondo un posto migliore, che crede nella compassione e nella generosità ma non in Dio”, spiega. Gli fa eco Simon Clare: “Ci riconosciamo nella filosofia umanista ma non nello stile di ateismo di Richard Dawkins. Pensiamo che una persona davvero secolarizzata dia spazio alle religioni e protegga il diritto dei cristiani di praticare”.

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