20 anni e non sentirli, la compagnia dei Tipi Loschi è viva

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DIOCESI – La compagnia dei Tipi Loschi festeggia quest’anno 20 anni dalla sua nascita. Per l’occasione abbiamo intervistato Giulio Giustozzi, uno dei fondatori della compagnia e due giovani ragazzi, ValerioLaura, che ci racconteranno le loro emozioni ed il perché ne fanno parte.

Giulio raccontaci questi vent’anni!
Abbiamo iniziato 20 anni fa, il 17 ottobre del 1993.
Siamo venuti qui in 40 e il Vescovo Chiaretti ci diede il consenso di incontrarci. In questi 20 anni siamo cresciuti, abbiamo percorso un cammino bello che ci ha dato tanto.
Sono cambiate tante cose in questi anni, tanti sono stati i frutti. Posso farti un esempio: la nascita della scuola Chersterton.
Siamo partiti con tre bambini e adesso sono 60 ragazzi!
Come sarebbe l’invito che faresti ad una persona?
Vieni e vedi da solo il mondo bello che c’è qui a San Francesco.

Valerio come sei entrato in compagnia?
Era il 1998 quando venni per la prima volta in compagnia.
Allora mi avevano invitato a venire al centro estivo.
Mi hanno colpito la bella atmosfera, l’amicizia e il clima familiare.
In questo giorno ho firmato un impegno libero, il Cirippi, di recitare una decina di rosario quotidianamente per il Papa, per la Chiesa e per la compagnia.
Perché un giovane dovrebbe avvicinarsi alla compagnia? Io credo che tra tutte le varie attrattive che ci sono, la migliore sia Gesù Cristo, consiglio vivamente di mettere Gesù Cristo all’interno della propria vita.

Laura come sei entrata in compagnia?
Sono sempre stata in compagnia, in prima media sono stata invitata a partecipare ad una riunione e sono andata fidandomi. All’inizio non comprendevo appieno quello che stavo vivendo e poi, andando avanti, ho trovato dei veri amici e delle persone mi volevano bene per quello che sono. La compagnia è un posto che nonostante i miei difetti, mi aiuta a migliorare.
Cosa fate in compagnia?
Quando ci ritroviamo il sabato stiamo insieme, c’è chi sta all’orto, chi in pizzeria, chi fa le collane. Personalmente curo il giornale. Poi tutti insieme partecipiamo alla riunione, alla Messa e mangiamo insieme la pizza che prepariamo qui. Il venerdì invece partecipo all’incontro delle medie e superiori e adesso stiamo approfondendo Dante. Cosa diresti a delle tue coetanee che il sabato sera la maggior parte vivono tutta un’altra realtà? Siamo giovani e i giovani sono i primi che devono fare il bene. Noi che abbiamo l’energia e la forza dobbiamo subito farla fruttare. Dobbiamo goderci la vita. Dobbiamo essere fedeli al nostro desiderio che abbiamo nel cuore, che non viene soddisfatto dalla serata del sabato sera. Molti giovani aspettano tutta la settimana il sabato sera e quando arriva non sono soddisfatti quando tornano a casa quindi aspettano quella dopo e ogni volta si arriva a rimandare i propri desideri al sabato prossimo e questo è un po’ triste. Invece bisogna spendere il proprio tempo per il bene e per il nostro desiderio che abbiamo nel cuore.

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