Cani in adozione con premio. E le politiche sociali?

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Di Daniele Rocchi
Se “il cane è il migliore amico dell’uomo”, come recita l’adagio, è vero anche che spesso l’uomo sa ricambiare con generosità tanta amicizia. Come nel caso del Comune di Avellino. È cronaca di questi giorni che la Giunta locale, presieduta dal sindaco, Paolo Foti, su proposta dell’assessore all’Ambiente, Giuseppe Ruberto, ha deliberato di dare fino a un massimo di 700 euro all’anno a chi adotta uno dei cani randagi ospiti del canile municipale. Cifra che corrisponde all’importo della Tares versata dal nucleo familiare adottante. “Un provvedimento fondamentale per contenere e prevenire il problema del randagismo – ha spiegato l’assessore Ruberto – le misure che abbiamo adottato rispondono ai dettami che regolamentano la materia della tutela degli animali”. Attualmente, per il mantenimento di ogni randagio il Comune irpino versa circa 850 euro l’anno ai gestori della struttura convenzionata. “Non si tratta soltanto di realizzare risparmi – ha aggiunto l’assessore – ma anche di favorire iniziative di cittadinanza attiva indispensabili per la gestione dei servizi di pubblico interesse”. Le procedure di affidamento ai cittadini che ne faranno richiesta, insieme ai controlli, sono stati affidati ad una associazione protezionista di volontariato che riceverà un rimborso spese una tantum di 100.00 euro per ogni cane adottato.
Tutelare anche i cittadini. La scelta del Comune, tuttavia, qualche perplessità l’ha suscitata. Va bene occuparsi dei cani, ma non trascuriamo le persone che hanno bisogno, è, in sintesi, il pensiero della Caritas avellinese che punta l’indice non tanto contro il provvedimento quanto contro un certo modo di fare politica, lento nel decidere e legato più ai particolarismi che non al servizio del bene comune. “Non si vuole mettere in discussione l’accoglienza di cuccioli e la sensibilità ambientalista o animalista. Ma davanti a fatti del genere verrebbe da dire che un cane è più tutelato di un cittadino”, dichiara al Sir Carlo Mele, referente per la Caritas della diocesi di Avellino. “L’iniziativa – precisa – sarà anche pregevole, perché evita che i cani siano tenuti in spazi angusti o in strada. Ma forse sarebbe il caso di ragionare maggiormente sulle politiche sociali che sono a forte rischio”. Su queste ultime, infatti, pesano i forti ritardi dei sedici Comuni appartenenti all’Ambito sociale 0A4, tra cui Avellino, nel firmare un accordo congiunto che eviterebbe il Commissariamento da parte della Giunta regionale della Campania e i pericoli da esso derivanti. Tra questi, dice il referente Caritas, “la perdita di risorse e fondi regionali e nazionali necessari a garantire più servizi a chi ne ha realmente bisogno. Ad essere penalizzate saranno le fasce deboli che fruiscono dei servizi” offerti dagli ambiti in questione. “Come potrà un Commissario programmare le politiche sociali quando ormai la regione Campania ha fissato un termine peraltro già scaduto il 15 settembre?”. Per non parlare poi della questione dei Fondi nazionali per l’assistenza ai disabili, agli anziani non autosufficienti e ai minori. “Se non si programma la prima annualità si perdono anche le successive due. Ecco allora il rischio di disagio sociale che ci preoccupa molto come Caritas. Stiamo diventando dei veri e propri servizi sociali dal momento sempre più le Istituzioni rimandano a noi per l’assistenza”. E così mentre i cani vengono dati in adozione dietro compenso, per le persone c’è sempre tempo…

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