L’episodio di prostituzione minorile a Roma con una mamma consenziente e l’altra che denuncia

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Anna

Di M. M. Nicolais

Oggi, a Crotone, i carabinieri hanno potuto effettuare 17 arresti “eccellenti” nel serbatoio della ‘ndrangheta anche grazie a Lea Garofalo, la donna che ha avuto il coraggio di denunciare la criminalità organizzata e ha pagato con la vita.
Denise, la figlia, non ha potuto assistere di persona ai funerali civili, celebrati il 19 ottobre a Milano, ma grazie alla scelta coraggiosa di sua madre ora vive in una località segreta sotto protezione.
A Roma, due ragazze minorenni, di 14 e 15 anni, sono state arrestate perché si prostituivano ai Parioli, quartiere-simbolo della “Roma bene”.
La madre dell’una ha allertato i carabinieri, insospettita dal comportamento di sua figlia, che a 15 anni viveva già da sola per i contrasti con la mamma. La madre dell’altra era addirittura complice della figlia, con la quale si spartiva i proventi illeciti. A separare queste storie di madri e di figlie non ci sono soltanto centinaia di chilometri. I media le hanno raccontate nello stesso giorno.
Noi ne abbiamo parlato con Anna Oliverio Ferraris, psicologa e psicoterapeuta, direttrice della rivista degli psicologi italiani, “Psicologia contemporanea”.

Madri e figlie: come possono coesistere, in una società come la nostra, modelli così opposti?
“In Italia c’è una stratificazione notevole, a livello educativo: c’è chi cresce con principi e valori, e chi cresce senza principi e valori, senza una linea-guida. Per i genitori non è facile tenere la barra dritta, soprattutto per i tanti messaggi che arrivano agli adolescenti da tutte le direzioni. Pensiamo alla prostituzione: spesso i media la descrivono nei termini di un lavoro come un altro, e ciò legittima e normalizza tale comportamento. Il linguaggio non è secondario: se non ci sono attorno a loro adulti educanti, i ragazzi possono essere frastornati. Sono abituati a vedere immagini di sesso e pornografiche: per quei ragazzi che crescono senza una scala dei valori, la prostituzione può sembrare un’attività promozionale, anzi un’attività che dà l’indipendenza, che ti permette di ‘fare soldi’ da sola, di guadagnare molto denaro in mezz’ora. La voglia d’indipendenza è un fatto fisiologico nell’adolescenza, e il desiderio di emanciparsi dal punto di vista economico può essere confuso con l’indipendenza dai genitori, non importa con quali mezzi. Senza contare che oggi gli adolescenti, per gli atteggiamenti che assumono imitando i modelli che assorbono dai media, sembrano più grandi di quelli che sono, ma in realtà sono ancora immaturi. In una società così complicata, bisogna che gli adulti intervengano, perché gli adolescenti non possono essere lasciati a se stessi”.
Una madre che denuncia, l’altra complice di sua figlia…
“Nel caso della mamma che si spartiva il bottino, quando i genitori sono così, i figli non hanno molte possibilità. La madre è la figura che ha l’influenza più forte nella famiglia, soprattutto per una figlia: sia che la scelga come esempio, sia che si scontri con essa, la madre rimane sempre per lei la figura centrale. Se tua madre ti approva in un comportamento del genere, sei portata a pensare che le cose debbano andare così, ti senti autorizzata e legittimata in ciò che fai. Il comportamento dell’altra madre appare più virtuoso: se di mattina tua figlia va a scuola e poi non torna a casa, qualcosa che non va ci deve essere. Anche quando gli adolescenti, come nel caso della quindicenne, vanno a vivere da soli, hanno bisogno di una supervisione. Basta poco a un adolescente, per perdersi: Internet, qualche complimento o apprezzamento… Il denaro, poi, ha un altissimo valore corruttore: offre il miraggio di una falsa indipendenza, del guadagno facile che mette facilmente alla propria portata la droga, di cui entrambe le ragazze facevano uso”.
Disumanizzazione, perdita della dignità, degrado della femminilità: sono questi i termini che la vicenda delle due ragazze romane evocano. Si è perso l’alfabeto dell’umano?
“Non bisogna generalizzare. A mio avviso, la vicenda dei Parioli è un caso-limite, che però ci deve far riflettere su come oggi molti ragazzi separano il sesso dal sentimento, e lo fanno anche le ragazze: pensano di poter usare il loro corpo come oggetto, ma alla fine vengono usati. L’altra illusione di cui si nutrono è che niente lasci una traccia: pensano di poter fare alcune esperienze ‘ a tempo’, in un periodo della loro vita, e che queste non lascino il segno. Ma la persona ha bisogno di coerenza e di unità, due requisiti fondamentali dell’umano di cui spesso si smarrisce il senso”.
Cosa può funzionare come antidoto?
“Non focalizzarsi solo sui casi eclatanti: nella quotidianità, i nostri giovani sono migliori di quanto appaiano sulle cronache, ma a volte non hanno la possibilità di esprimersi. Ci siamo mai chiesti perché in Italia l’immaginario giovanile sia appannaggio quasi esclusivamente dei programmi di Maria De Filippi? Perché tutto è immagine, e si vuol far credere ai ragazzi che ci si realizza solo attraverso il mondo dello spettacolo. Non si parla mai di altri tipi di realizzazione: chi, tra i giovani, ha altro da dire, non trova il suo palcoscenico”.

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