Campagna uno di noi, traguardo fantastico

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uno di noiDi Luigi Crimella
Un Paese, l’Italia, che ancora una volta si rivela molto sensibile ai temi della vita e che si comporta di conseguenza: questa è la prima impressione che si ha di fronte ai risultati della raccolta firme europea per la campagna “Uno di Noi”, che con il 31 ottobre giunge a conclusione totalizzando circa 1,6 milioni di firme. Ebbene, di questo milione e 600mila firme raccolte nei 28 Paesi europei, quasi 600mila sono di cittadini italiani: cioè un “rotondo” 37% del totale continentale, una percentuale più che lusinghiera e che conferma quanto il valore della vita umana sia congeniale al nostro popolo e alla sua cultura diffusa. A conferma di questo basti dire che l’Italia ha raccolto il 957% del proprio “minimo” nazionale, che era di “sole” 54.750 firme. Ma anche altri Paesi europei (17 su 28 aderenti alla Unione) hanno dato prova di grande attenzione e apertura su questo tema. Infatti, ad esempio, la Polonia ha raggiunto il 567%, la Romania il 490%, Malta il 412%, la Slovacchia il 320%, l’Ungheria il 306%, la Spagna il 247%, la Germania il 204%, e così via fino alla Grecia che, nonostante la crisi economica, ha superato il proprio “minimo” attestandosi attorno al 102%. Fanalini di coda, purtroppo, Paesi pure importanti come il Regno Unito (fermo al 32%), la Svezia al 17%, la cattolica Irlanda che non è riuscita a toccare il proprio minimo fermandosi al 76%, o la Bulgaria che si è fermata al 7% e la Finlandia al 12%. Ora che i risultati sono acquisiti, si passa alla fase “due”, quella della validazione delle firme stesse e poi dell’iter politico di accettazione parlamentare delle istanze di “Uno di Noi”, dove si giocheranno al meglio i “politici per la vita” europei. Maria Grazia Colombo, portavoce del Comitato italiano “Uno di Noi”, fa il punto della situazione a campagna ultimata.
L’oggetto della campagna europea “Uno di Noi” è la “protezione giuridica della dignità, del diritto alla vita e dell’integrità di ogni essere umano fin dal concepimento”. Al Comitato italiano siete soddisfatti di come sono andate le cose?
“Sì, sia per il numero delle firme raccolte che per gli incontri fatti a partire dall’oggetto della campagna. Le firme sono arrivate da tutta l’Italia, in modo molto spontaneo e sono state seguite o anticipate da incontri in parrocchie, gruppi o associazioni. Una creatività inaspettata”.
Il fatto di avere raggiunto un traguardo di firme così alto cosa sta a significare dal punto di vista culturale ed etico?
“Che la questione ‘inizio vita’ non è data per scontata. Ancora, che la questione non è questione dei cattolici, ma di tutti gli uomini e donne. Il rispetto della vita fin dal concepimento deve uscire dall’assedio ideologico, di parte. Parlare di vita vuol dire parlare di un bene che possiamo definire bene comune”.
A questo punto, quali interventi andrete a chiedere alle istituzioni comunitarie e in quali settori specifici?
“Il nostro richiamo al rispetto del concepito vuole essere un richiamo forte e popolare a un’Europa sorda che vive sempre più di equilibri, di status quo. Si parla d’innovazione, di ricerca, ma come si possono mettere in moto meccanismi innovativi in campo formativo se non c’è chiarezza sulla definizione di persona? Il fattore economico senz’altro è fondamentale per una ‘ripresa’, ma ciò che occorre oggi è un sobbalzo che rompa gli schemi e faccia cadere definitivamente i muri”.
Chi e in che modo sarà delegato a seguire gli sviluppi burocratici e politici, a livello europeo, di questa “iniziativa dei cittadini europei per la vita”?
“L’iter dell’Iniziativa cittadini europei prevede dei passaggi burocratici già definiti e predisposti. Senz’altro la ‘cabina di regia’ sarà a Bruxelles con i delegati dei vari Paesi europei che hanno aderito alla campagna. Noi abbiamo Carlo Casini che, come europarlamentare e promotore dell’avventura, sarà presenza indispensabile in questa seconda importantissima fase”.
Che dire alle centinaia di migliaia di persone che hanno firmato, appartenenti a parrocchie, associazioni, movimenti, realtà culturali le più diverse, dopo una campagna come questa? Che tutto finisce qui oppure che c’è ancora qualcosa da fare con loro e per loro?
“Qui finisce la prima parte della campagna, forse la più movimentata, colorata, piena d’iniziative. Ma ne inizia una seconda parte altrettanto importante tutta da seguire con attenzione, a distanza, che è il dibattito previsto nel Parlamento europeo. Occorre che ogni firma ‘pesi’ sul tavolo di chi sarà chiamato a prendere decisioni. Non dobbiamo sentire l’Europa lontana, come purtroppo solitamente accade. Vorrei esprimere un ulteriore pensiero: molte volte come fedeli laici cattolici, c’impegniamo in battaglie e campagne di raccolta firme, di sensibilizzazione, cercando un’intelligente sinergia tra associazioni, parrocchie e movimenti. Ottenuto il risultato, però, è come se tutto fosse finito. Ebbene, ‘Uno di noi’ ci ha insegnato che non è così, abbiamo imparato a valorizzare e considerare il percorso fatto insieme già come un grande risultato”.

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