Non autosufficienti

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

RaffaeleFate in fretta, non abbiamo tempo. Raffaele Pennacchio lo aveva detto anche l’altro ieri ai rappresentanti del Governo che lo avevano ricevuto, insieme ai suoi compagni di battaglia, per ascoltare le ragioni della protesta. Lo aveva ripetuto in strada, sotto il ministero dell’Economia, insieme agli amici del Comitato 16 novembre.
Fate in fretta, non abbiamo tempo. E per Raffaele, ormai, di tempo a disposizione non ce n’è davvero più. È morto in un albergo di Roma, qualche ora dopo aver ottenuto l’ennesimo impegno da parte dell’Esecutivo per il rafforzamento dell’assistenza domiciliare a discapito dei posti letto nelle Rsa (residenze sanitarie assistenziali) e l’aumento del Fondo per la non autosufficienza. Dopo una notte di presidio sotto il Palazzo delle Finanze, il cuore di Raffaele si è fermato. Cinquantacinque anni, medico della provincia di Caserta con una moglie e due figli, Raffaele era in pensione da quando la Sla lo aveva quasi completamente paralizzato. In un anno la malattia si era presa il suo corpo e gli aveva lasciato due dita, solo due dita della mano sinistra con cui poteva ancora lavorare. Gli amici raccontano che era un uomo buono, coraggioso, dall’animo mite, e non è difficile credergli se si guarda il sorriso pacifico che aveva stampato in volto.
Fate in fretta, non abbiamo tempo. Troppi i nove presidi in un anno, troppe le notti fuori casa per chi chiedeva soltanto di poterci vivere in una casa. Ora i compagni del Comitato lo piangono e non potrebbe essere altrimenti: “Non ne possiamo più di sottoporci a questi presidi, ci stanno ammazzando tutti”. Una protesta iniziata ormai qualche anno fa per chiedere alla politica d’interessarsi ai problemi delle persone non autosufficienti. Un’opposizione tenace, senza respiro. Quasi uno scontro aperto con il Palazzo, in una manifestazione estrema delle proprie fragilità che, purtroppo, sembra essere diventata l’unico modo per farsi ascoltare. Dimenticando il lavoro silenzioso di associazioni e singole persone, che nel loro impegno quotidiano si adoperano per garantire il rispetto dei diritti per le persone con disabilità grave. Un lavoro operoso ma lento, troppo lento per chi non ha tempo da aspettare. Per chi chiede, più di ogni altra cosa, di avere i mezzi per poter vivere autonomamente in casa. Nessuna prebenda, nessun favoritismo. Solo il necessario per condurre un’esistenza degna, anche quando la strada si fa in salita e la vita va guadagnata giorno per giorno. Una richiesta urlata ad uno Stato che troppo spesso si mostra indifferente e mette con le spalle al muro chi ha più bisogno di aiuto.
È la crisi che non permette di stanziare i soldi necessari. È la crisi che rende difficile programmare l’assistenza alle persone con disabilità. È la crisi che impone tagli ai fondi per la non autosufficienza. Quante volte Raffaele se lo sarà sentito ripetere. Fino a morirne, in una città che non era la sua città, in una casa che non era la sua casa. Per difendere un diritto che però non era solo un suo diritto, ma di tutti. Fate in fretta, non abbiamo tempo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *