Grottammare con il pennacchio

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page
Sansificio
Pubblichiamo la lettera giunta in redazione da parte di P.G.C.
GROTTAMMARE – Tranquilli, il Grande Pennacchio in Valtesino è tornato puntuale.
Tutto più familiare adesso, agli occhi, al naso, alla gola.
Ri-vivremo un inverno intimo, forse pure commovente. I fari accesi anche di giorno (non perché è obbligatorio, ma perché non ci vedi), la nebbia trista come in Val Padana, la puzza come ad Acquasanta, ma diversa.
Sole, poco.
Per quattro mesi ri-stenderemo i panni bagnati dentro casa, sennò fuori s’incatramiscono. Il paesaggio, con il cielo in ginocchio, farà a meno dei colori. Solo toni di grigio: intorno, non gioiose colline di boschi, ma micro-scorie cadenti di un fallout simil-nucleare. Grigi perfino i cartelli “vendesi”. Grigi la ERG e l’AGIP, grigie le auto rosse, grigi i bambini che vanno a scuola. Fiochi i semafori. Immutata solo l’orribile edilizia, non potendo peggiorare.
La cupa Valtesino in “lunga degenza”, direbbe Franco Arminio.
Il Pennacchio (talvolta sono due, il secondo più piccolo come un figlio) o sale la valle, o la scende.
Pare faccia i turni per non scontentare nessuno.
Ogni tanto smette di colpo. Quando riprende, eccitato, spande fumo con gli interessi.
Grottammare ancora con il pennacchio, ma non avevamo dubbi. I malvagi che avevano sparso la voce della chiusura definitiva del Sansificio Adriaoli per presunte irregolarità, erano fuori strada: pensavano che questa Amministrazione Comunale fosse diversa dalle precedenti, che stupidi! Non sanno che ci vuole continuità? Nella sicurezza, si capisce. Adesso il sansificio (che s’era offeso per gli strilli dell’ex sindaco Merli e dell’ARPAM) ha certo messo filtri nuovi e potenti, mica inquina più.
Solo che, per non privarci delle “sane” abitudini acquisite negli anni, nelle lavorazioni adesso mischia dei selezionatissimi innocuiprofumi d’olive d’Umbria o di Puglia, e pompa nei camini emozionanti fumi artificiali, come ai concerti. Solo di colore grigio però. Chissà quanto gli costa…
Perché allora ci pizzica lo stesso tanto la gola? Sarà la suggestione?
Comunque i percettivi cittadini stanno calmi e quieti come sempre, brontolano poco-niente, e di nascosto. Nessuno disturba. Se gli chiedi cosa pensano del ritorno dell’acreParfum d’olive, quasi cadono dalle nuvole: ma no, si sente appena appena, poi mica sempre, solo qualche oretta, ci s’abitua facile, io lavoro a San Benedetto, io in macchina c’ho l’aria condizionata, niente bicicletta, basta tene’ le finestre chiuse, lu fumo va dellà o pe nen su, de qqua ‘nce ve’ mai… Che sollievo.
Speriamo solo che all’Adriaoli non sbaglino, che se un malaugurato giorno al posto della bustina al Parfum d’olive mettono quella al profumo di merda… Scoppierebbe la rivoluzione? Mavalà…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *