L’instabilità impedisce ai bambini soldato di tornare a casa in Uganda

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Uganda. Archdiocese Gulu, 2003 Archbishop John Baptist Odama and other Acholi Religious Leaders Peace Initiative in a peace negotiation with the top rebel commanders of the LRA in the bush.

«Dopo il golpe della Seleka, per i bambini soldato tenuti in ostaggio in Centrafrica è divenuto ancora più difficile tornare a casa». È quanto dichiara ad Aiuto alla Chiesa che Soffre monsignor Cosmas Alule, rettore del seminario maggiore nazionale di Alokolum, nel nord dell’Uganda.

Monsignor Alule racconta alla fondazione pontificia come in passato molti dei ragazzi rapiti e condotti a forza nella Repubblica Centrafricana dal gruppo ribelle Lord’s Resistance Army (LRA), riuscissero a fuggire grazie all’aiuto dei soldati ugandesi di stanza in Centrafrica. «Ora però il nuovo governo di Bangui, nato da una fazione della coalizione Seleka, è favorevole al leader dell’LRA, Joseph Kony, ed ha espulso i militari ugandesi dal paese». Il rettore esprime profondo rammarico per la sorte dei tanti giovani costretti a combattere, «quando potrebbero invece rientrare in Uganda, dove la popolazione non vive più nella paura». Secondo il rettore, infatti, l’Esercito di Resistenza del Signore è attualmente più attivo in Sudan e nella Repubblica Centrafricana.

Anche la diocesi di Golu, in ci si trova il seminario di Alokolum, è stata gravemente colpita dalla violenza dell’LRA. L’11 maggio 2003 il seminario minore diocesano è stato attaccato dai ribelli che hanno rapito quarantuno seminaristi con l’obiettivo di costringerli a combattere. È tuttora ignota la sorte di dodici di loro. «Nonostante tutto, continuo a sperare che loro o altri bambini soldato possano riabbracciare le proprie famiglie», afferma monsignor Alule.

Secondo dati dello Human Right Watch, dal 1987 circa 80mila ugandesi sono stati rapiti ed inseriti nelle file dell’LRA. Almeno 38mila di loro erano adolescenti, se non addirittura bambini. Ed è alle migliaia di bambini soldato che dal 2001 si rivolge Radio Wa, la piccola stazione della diocesi di Lira da anni sostenuta da Aiuto alla Chiesa che Soffre. Nel programma radiofonico Karibu – “benvenuto” in lingua swahili – familiari e amici dei piccoli rapiti hanno la possibilità di mostrare affetto ai propri cari e chiedere loro di tornare a casa. La radio è ascoltata perfino nella boscaglia e grazie alla sua trasmissione almeno mille e cinquecento bambini soldato hanno fatto ritorno a casa.

Nel 2012 Aiuto alla Chiesa che Soffre ha donato alla Chiesa in Uganda circa 940mila euro.

“Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS), Fondazione di diritto pontificio fondata nel 1947 da padre Werenfried van Straaten, si contraddistingue come l’unica organizzazione che realizza progetti per sostenere la pastorale della Chiesa laddove essa è perseguitata o priva di mezzi per adempiere la sua missione. Nel 2012 ha raccolto oltre 90 milioni di euro nei 17 Paesi dove è presente con Sedi Nazionali e ha realizzato oltre 5.604 progetti in 140 nazioni.

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