Patti prematrimoniali, se ventidue pagine vi sembran poche per vivere insieme

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Di Emanuela Vinai
Ventidue pagine: tanto è corposo il contratto vergato e sottoscritto dalla coppia torinese che ha deciso di ricorrere al notaio per codificare la loro convivenza. Ventidue pagine: elenco minuto, minuzioso e dettagliato destinato a regolare la vita a due. Ventidue pagine: una carrellata di diritti e doveri da mettere nero su bianco perché non si sa mai, dato che non c’è vincolo matrimoniale.
Contratti di questo tipo, denominati accordi prematrimoniali (“prenuptial agreements”), sono all’ordine del giorno nei Paesi di “common law”, laddove vige un’impostazione molto liberale dei rapporti di diritto privato, secondo cui anche quelli di natura familiare sono contrattualizzabili. Di solito balzano agli onori delle cronache quando li stipulano i vip di turno, che prima di convolare a giuste nozze preferiscono mettere di mezzo uno stuolo di avvocati per tutelare il patrimonio in caso di rottura. In Italia, salvo una recente eccezione, non sono considerati validi, poiché si ritiene che, se fossero accettati i patti prematrimoniali, la parte più debole potrebbe soccombere accettando un accordo non equo in un momento molto particolare come quello che precede le nozze. Per i pragmatici invece si tratta di una soluzione cautelativa: sarà pure poco romantica, ma si presterebbe a risolvere un’infinità di grane.
La domanda da porsi leggendo la notizia però è un’altra: cosa avranno mai regolato in ventidue pagine, alla modica cifra di qualche migliaio di euro? A parte il costo, qui a lasciare discretamente perplessi è la misura dei termini dell’accordo, atto pubblico in cui si pretende di regolare anche gli aspetti esistenziali. Per quel che è trapelato, si apprende per esempio che lei, infermiera professionista, si è impegnata ad assistere la sorella di lui; il quale, in caso di separazione, cederà alla controparte metà della casa in cui convivono, oltre a sostenere economicamente la di lei madre. Ora, chi mai pensava fosse necessario mettere per iscritto l’assistenza a una cognata? E se un giorno non si volesse più aiutarla per ogni buon motivo al mondo, si presenteranno i carabinieri sventolando un’ordinanza del tribunale che intima di ottemperare per violazione degli obblighi contrattuali? Oppure al primo litigio familiare si chiede una revisione dell’accordo? Che stasera si fa la pace ma domani è un altro giorno e la cognata potenzialmente parassita è sempre là…
Al netto degli aspetti economici, che necessitano di una tutela specifica, nell’immaginare il contenuto delle ventidue pagine si possono avanzare ipotesi verosimili e altrettanto surreali in cui ogni coppia si può agevolmente riconoscere. Nella fattispecie, quando si decide di dividere la propria vita con qualcuno, prima di far parlare il cuore è opportuno usare la testa e, di conseguenza, ci si dovrebbe impegnare prima e per iscritto a: non lasciare il dentifricio senza tappo; asciugare il pavimento del bagno dopo la doccia; non lasciare briciole sul divano; la spartizione del telecomando con certa qual equità a sere alterne; il mercoledì Champions e il giovedì calcetto; il pranzo domenicale a casa dei genitori (di lei, ovvio); colazione a letto la domenica mattina; carico e scarico lavastoviglie e deposito pattume (differenziato) negli appositi bidoncini esterni; obbligo di assistenza dedicata in caso la linea del di lui termometro superi i 37 gradi. Ovviamente il contratto, grazie ad opportune integrazioni, magari da apporre successivamente negli spazi lasciati in bianco, sarà estensibile anche qualora si giunga al conseguimento di prole o di animali. In tal caso, le mansioni da suddividere previa strenua contrattazione in presenza di testimoni, potranno configurarsi in: responsabilità cambio pannolini e pappa notturna; onere passeggiata cane anche in caso di maltempo e pulizia sabbietta gatto anche quando non piacevole; turno per la piscina del più piccolo e il saggio di danza della più grande; affiancamento compitazione abbecedario e ripasso dell’aoristo passivo; cena per tutti i presenti, bipedi e quadrupedi.
In fondo, l’amore è una cosa semplice: o c’è o non c’è. Per tutto il resto si rimanda alle clausole scritte in piccolo.

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