Brunetta e Fazio

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Fazio Brunetta
Il duello tra Fabio Fazio e Renato Brunetta merita qualche parola, fuori da ogni facile moralismo. La vicenda è nota.
Da qualche mese l’ex ministro del Pdl si è messo a fare le “pulci” ai compensi delle star televisive Rai, oltre che a denunciare di parzialità alcuni personaggi tv noti al grande pubblico.
Ospite di Fazio a “Che tempo che fa” è andato in scena il duello rusticano sui compensi milionari del conduttore.
Se confermato, si tratterebbe di 5milioni di euro lordi in tre anni, per un compenso netto di oltre 800mila euro netti all’anno.
Non ci interessa qui analizzare le ragioni e i torti dell’uno o dell’altro.
Ma fare alcune osservazioni da utente generico del servizio pubblico radiotelevisivo e di normale cittadino-elettore italiano.
Innanzitutto pensiamo a come possa reagire un operaio o un impiegato che, grazie all’intervento del Governo sul cuneo fiscale si ritroverà in busta paga, ogni mese, al massimo 14 euro in più.
Sinceramente temiamo che a quel punto della trasmissione abbia cominciato a dirne di tutti i colori e a “stramaledire il tempo e il governo” come avrebbe cantato Fabrizio De André.
E noi sinceramente non avremmo parole per consolarlo, perché le parole sono finite.
Ai due duellanti possiamo solo dire di vestire con maggiore accortezza i panni dei populisti.
Perché tali sono entrambi, seppure da posizioni antitetiche. Grossolanamente, Fazio da sinistra e Brunetta da destra.
Il primo viene pagato dai contribuenti (attraverso il canone Rai) e dal mercato (attraverso la pubblicità) per somministrare, ogni fine settimana, poderose iniezioni di “politicamente corretto”.
Portando l’acqua sempre da una sola parte, nella migliore tradizione di quella intellighentia militante di sinistra (non per niente lavora nella Terza Rete Rai, inventata da un genio come Angelo Guglielmi).
A Fazio vogliamo solo ricordare che è difficile parlare disinvoltamente delle migliori e civilissime cause del mondo con 5 milioni di euro in tasca. Se non altro si è poco credibili.
Soprattutto rispetto ai poveri. Fra i quali alcuni milioni di italiani che vivono con la tv accesa.
Al secondo, pagato con uno stipendio parlamentare (cioè pubblico) grazie a un voto popolare, ricordiamo che il tema del merito è stato da sempre uno dei cavalli di battaglia di una destra liberale e moderna.
E dunque, la scelta di cavalcare questa polemica contraddice le sue radici politiche e solletica gli umori peggiori di un popolo già molto provato da sei anni di recessione e di sacrifici.
Questo tipo di populismo induce a una considerazione banalissima: perché il centrodestra al governo in questi anni non ha affrontato la questione dei compensi stratosferici della Rai e delle trasmissioni unidirezionali?
Bando ai populismi, dunque.
E un suggerimento ai duellanti: datevi appuntamento dietro il convento delle carmelitane scalze e regolate i vostri conti.
Ma non a favore di telecamera, per carità.

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