Dai vescovi siciliani la spinta a studiare forme di solidarietà

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mortiDi Patrizia Caiffa
SICILIA – Un Mediterraneo dove speranza e tragedia sembrano non avere fine. Il mare continua a portare sulle coste siciliane persone in fuga dai conflitti e a restituire i corpi delle vittime degli ultimi naufragi. Per evitare altre tragedie il governo italiano annuncia per domani l’inizio della missione militare “Mare sicuro”, con imbarcazioni, aerei ed elicotteri. La triste conta dei morti si aggiorna ora dopo ora: al momento sono 365 le vittime del naufragio a Lampedusa (potrebbero essere in mare ancora 20 corpi), altri 38 sono stati ritrovati annegati nelle acque di Malta e oltre 150 sono dispersi. Intanto stamattina sono arrivate al porto di Lampedusa altre 150 persone, quasi tutte siriane. Il Centro d’accoglienza è di nuovo sovraffollato, con circa 1.000 immigrati in uno spazio che non ne può ospitare più di 250. Nel Siracusano un gommone con a bordo 92 africani è stato soccorso dalla Guardia costiera. Ieri a Reggio Calabria è approdato quello che è stato già ribattezzato “il barcone dei bambini”: su 226 profughi siriani, più di un terzo erano tra i 3 e i 12 anni. E se continua la bonaccia, chissà quanti altri sbarchi arriveranno nelle prossime ore. Le cifre del Viminale al 1° ottobre davano già 26.154 migranti sbarcati sulle coste siciliane dall’inizio del 2013. Quasi tutte le strutture sono piene. Oggi hanno deciso di intervenire anche i vescovi siciliani, con una lettera “ai fedeli e agli uomini di buona volontà all’indomani della tragedia di Lampedusa” nella quale puntano il dito contro l’indifferenza, l’ipocrisia e “l’inutilità controproducente di talune risposte istituzionali che non hanno contribuito a risolvere il problema, ma anzi hanno moltiplicato il numero delle vittime”.
I vescovi della Sicilia. “Questi morti, e le migliaia che negli anni sono stati travolti in queste acque, chiedono verità, giustizia e solidarietà. È ora di abbandonare l’ipocrisia di chi continua a pensare che il fenomeno migratorio sia un’emergenza che si auspica ancora di breve durata”. È l’auspicio contenuto nel Messaggio dei vescovi della Sicilia. I vescovi siciliani ringraziano, in particolare, la gente di Lampedusa “per l’instancabile apertura di cuore nei confronti di quanti hanno cercato approdo tra loro”, mostrando al mondo “il valore e l’efficacia dei gesti semplici e significativi del quotidiano: la vicinanza, il soccorso, il pianto, la collera, la pazienza”. Chiedono poi ai fedeli siciliani di “cambiare atteggiamento a partire dalle nostre comunità e coinvolgendo quanti si sentono interrogati da questa sfida umanitaria”. Il periodo dell’Avvento, suggeriscono, “è un’occasione propizia per approfondire la conoscenza del fenomeno migratorio, liberandosi da pregiudizi e luoghi comuni; per studiare forme possibili di aiuto e di solidarietà verso gli immigrati; per sollecitare interventi politici ai diversi livelli che contribuiscano ad affrontare realisticamente il problema e a elaborare soluzioni efficaci”. “Gli innumerevoli morti (uomini, donne, bambini), che sono seppelliti nel Mediterraneo con la loro speranza di vita e di libertà, scuotono le nostre coscienze con il loro grido di giustizia. Che il nostro silenzio e la nostra inerzia non vanifichino il loro sacrificio”, concludono.
Caritas, priorità alle vite umane. “Se l’intervento è finalizzato prioritariamente al salvataggio in mare, alla tutela delle vite e dei diritti umani e conseguente accoglienza di chi fugge da conflitti non possiamo che essere felici. Ci aspettiamo però che non sia un intervento spot ma che sia garantito soprattutto nei mesi più ‘caldi’ per gli sbarchi, ossa da fine febbraio a fine ottobre”. Questo il commento al Sir di Oliviero Forti, responsabile dell’ufficio immigrazione di Caritas italiana, a proposito della missione militare “Mare sicuro”: “Se invece lo spirito è quello che ha animato in questi anni Frontex, ossia un controllo delle frontiere per evitare l’accesso all’Europa, il rischio è di replicare solamente quando successo fino ad oggi, con le conseguenze tragiche che purtroppo sappiamo. Se l’operazione riguardasse solo il contrasto all’immigrazione irregolare, avremmo grosse perplessità, anche perché non sono immigrati irregolari ma profughi che fuggono da guerre o situazioni di instabilità, come i somali, i siriani, gli eritrei”. Forti ricorda che dalle Caritas diocesane sono arrivate tante proposte di accoglienza, per cui “ribadiamo al governo la nostra disponibilità, laddove ce ne fosse bisogno”.

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