Emergenza carceri

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

Napolitano

Di Patrizia Caiffa

“Condivido pienamente il messaggio del presidente della Repubblica. Ha individuato i problemi con precisione. È stato molto coerente, chiaro e pratico, anche idealmente molto alto, perché ha fatto capire che siamo in una situazione in cui stiamo violando i diritti e stiamo facendo degli atti di tortura”. È questo il commento di don Virgilio Balducchi, ispettore capo dei cappellani penitenziari, a proposito del lungo messaggio (12 pagine) che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato alle Camere, per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri. Dopo le violazioni contestate all’Italia dalla Corte europea di Strasburgo il presidente Napolitano definisce “necessario intervenire nell’immediato” con un’amnistia e un indulto, oltre alle misure straordinarie. “L’Italia – ricorda Napolitano – ha un anno per conformarsi” alla richiesta che arriva dalla Corte europea. Il capo dello Stato propone 3 anni di sconto su tutte le pene e cancellazione dei reati minori. L’auspicio di don Balducchi è che il Parlamento “renda operative le indicazioni del capo dello Stato, perché sono tutte vie percorribili”.

Un messaggio lungo e dettagliato, con molte proposte. Che ne pensa?
“Condivido pienamente il messaggio del presidente della Repubblica. Fa vedere che sono già in corso dei passaggi – la depenalizzazione dei reati minori, l’affidamento sul territorio, le pene alternative al carcere – sperando che vengano attuate un po’ di più. Per come è organizzata oggi la giustizia, le misure alternative al carcere sono molto difficili da raggiungere, soprattutto da parte di chi è in carcere. In più sul territorio oggi ci sono meno risorse economiche per assistere e accogliere chi ha meno soldi. Napolitano ha detto molto chiaramente che, nonostante questi sforzi, se non si fa un indulto o un’amnistia, nel 2014 saremo nei guai, perché non si riuscirà ad abbattere il sovraffollamento solo con queste misure. Se non lo facciamo l’Europa ci condannerà e dovremo pagare molti ricorsi”.

Il capo dello Stato ha dato qualche indicazione anche su quali reati potrebbero essere soggetti ad amnistia e indulto. Su questo tema ci sarà molto dibattito…
“L’indulto e l’amnistia per arrivare effettivamente all’abbattimento del sovraffollamento è una prima piattaforma reale. Certo, toccherà al Parlamento precisare quali reati, anche se ha dato alcune indicazioni, come i reati ‘bagattellari’ o che non superino i tre anni o non siano di grosso allarme sociale. Poi si deve riformare l’amministrazione della giustizia perché così com’è, con i procedimenti e le lungaggini, produrrà immediatamente entro qualche anno lo stesso prodotto. Perché il modo di amministrare la giustizia è troppo lungo e farraginoso”.

Dai dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria risultano 24mila persone che potrebbero essere scarcerate con l’indulto. Alcune voci critiche temono che la proposta dell’amnistia sia stata fatta invece per favorire Berlusconi…
“Non penso che la preoccupazione di Napolitano sia stata Berlusconi perché ha affrontato il tema da un punto di vista complessivo. Poi, se anche Berlusconi rientrasse nell’amnistia… pazienza. Ci sono milioni di pratiche ferme che non si sbloccano, e migliaia di persone che soffrono inutilmente”.

Pensa che il Parlamento porterà avanti le sue indicazioni?
“Sembra che molti parlamentari abbiano applaudito, in quasi tutti gli schieramenti. Anche perché in campagna elettorale molti partiti hanno fatto promesse in materia”.

Quindi siamo vicini a una svolta?
“Il capo dello Stato ha dato un indirizzo preciso, concreto e giusto. Bisogna vedere se il Parlamento accetta le sue indicazioni e le mette in pratica. Anche perché alcune iniziative sono già in corso. Ci sono delle prospettive, bisogna verificare se alla fine, quando voteranno, si concorderà sulle intenzioni generali”.

Il capo dello Stato accenna anche all’ipotesi che gli stranieri scontino la pena nei Paesi di origine. Una strada fattibile?
“Nel messaggio è specificato che su questo tema gli accordi internazionali ci sono ma non funzionano bene. Sono pochissime le persone uscite dall’Italia. Al di là del costo per lo Stato, non è così semplice fare in modo che i cittadini vadano a scontare la pena nei loro territori. Se sono Stati europei qualcosa ancora si può fare ma con gli altri Paesi sarà dura. Temo che con il Nord Africa, l’America Latina e la Romania qualche problema ci sia. Faccio anche presente, inoltre, che per andare in un Paese bisogna essere riconosciuti come cittadini di quel Paese e non sempre le persone dicono la loro origine e non è facile accertare l’identità se non si hanno i documenti”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *