Il Piano per la famiglia in un cassetto del Governo Letta

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Di Luigi Crimella

Il “Piano nazionale per la famiglia” è un documento corposo di una quarantina di pagine, fitte di rimandi a leggi, norme, decreti. Tratta di fisco, casa, giovani coppie, lavoro di cura alla persona, congedi parentali, assistenza familiare, conciliazione famiglia-lavoro, voucher, welfare aziendale, consultori, famiglie immigrate, politiche familiari. In sostanza un vero e proprio programma politico-tecnico per sostenere la famiglia che, mai come in questi ultimi anni di crisi, sembra subire colpi da ogni lato: le coppie “scoppiano” e si frantumano, vuoi per motivi affettivi e relazionali, ma certamente anche per questioni concrete come la mancanza di stabilità e sicurezza lavorativa ed economica. La famiglia va quindi aiutata, se non vogliamo assistere a un cataclisma sociale. Gli estensori del “Piano”, una conferenza unificata composta da esponenti politici, del sociale e delle associazioni familiari, avevano ben presente questa situazione così problematica. Hanno infatti scelto come sottotitolo del documento le parole “L’alleanza italiana per la famiglia”. Il Consiglio dei Ministri del Governo Monti lo ha approvato il 7 giugno 2012. Da allora giace presso gli uffici della presidenza del Consiglio, mentre non c’è più Monti ed è arrivato Letta. Nel frattempo è stata rinnovata l’assemblea dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia, organismo che dovrà accompagnare l’attuazione del Piano. Siamo a una svolta per gli interventi pubblici in favore della famiglia? Probabilmente no, per tante ragioni, la prima delle quali è che le risorse sono scarsissime e la politica sembra più occupata in altri ambiti, primo fra tutti il contenimento del debito e il deficit sotto il 3%, pena gli strali dell’Unione europea e la riapertura delle procedure di infrazione.
Le richieste di Chiesa e società. Ecco quindi che gli auspici formulati dal presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, alla Settimana sociale di Torino in tema di famiglia, politiche sociali e di sostegno, oltre che di fisco, rischiano ancora una volta di cadere nel vuoto. Cosa aveva detto il cardinale? Che occorre “un fisco a misura di famiglia, basato sul quoziente familiare”. Il lavoro “deve essere organizzato in modo da rispettare le dinamiche relazionali tipiche della vita familiare”. Occorre sostenere l’occupazione per evitare che i giovani emigrino. Ancora, il presidente dei vescovi ha ribadito che le politiche sociali in favore della famiglia sono “insufficienti o inattuate” e che la stessa famiglia deve “fasi soggetto attivo, anche unendosi in associazioni” o “reti”. Al riguardo ha citato la validità del “Forum delle associazioni familiari” per la forza con cui “porta avanti istanze a promozione e difesa della persona e del nucleo familiare”. L’economista bolognese Stefano Zamagni, relatore a Torino e – tra l’altro – responsabile del Comitato scientifico dello stesso Osservatorio nazionale sulla famiglia, ha sostenuto la famiglia come “massimo generatore di capitale umano”, chiedendo politiche specifiche a sua tutela, nel presupposto che difendere la famiglia significa difendere e promuovere la società. Tra le richieste principali, quella dell’introduzione del “fattore famiglia” come strumento fiscale primario che viene incontro all’esigenza di bilanciare le risorse della famiglia con un prelievo fiscale complessivo “pesato” sul carico familiare. Quindi in grado di non ‘ammazzare’ le famiglie più numerose, come avviene oggi con un fisco che non concede sconti.
La prima decisione da prendere. Secondo Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari, il fatto che l’Osservatorio nazionale sulla famiglia sia finalmente operativo, è già un dato incoraggiante. Con questo strumento verranno appresso, come per “trascinamento” decisioni che riguardano – ad esempio – una nuova ed attesa “Conferenza nazionale sulla famiglia”, dopo le prime due che si tennero nel 2007 a Firenze e nel 2010 a Milano. “C’è da augurarsi – aggiunge – che i politici prendano a cuore l’Osservatorio, sostenendo l’Anno internazionale della famiglia, a trent’anni dal primo, e anche favorendo la celebrazione della Giornata internazionale della famiglia ogni 15 maggio”. Ma il vero snodo di tutte le politiche familiari – dice Belletti – “si avrà quando verrà preso in seria considerazione il ‘fattore famiglia’, la nostra proposta purtroppo cancellata lo scorso anno dal Governo Monti all’interno del piano, mentre nella bozza Giovanardi costituiva una parte integrante e centrale”. Belletti si augura che Governo e Parlamento “trovino il tempo e la volontà di occuparsi della famiglia, individuando una mappa delle questioni prioritarie. Solo così sarà possibile porre le premesse di un vero rilancio dell’economia. Non ci si può solo concentrare su altre questioni, pur importanti. Il sostegno fiscale alla famiglia a nostro avviso sarebbe la prima decisione da prendere per rilanciarne i consumi e generare elasticità e slancio per la produzione. Se dovessimo andare in audizione parlamentare – conclude – porremmo quella del fisco familiare come questione fondamentale”.

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